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Smerillo Museo Pinacoteca dell'Arte dei Bambini |
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L'AMARA TERRA
Non ricordo più l'ultima carezza della mano dell'uomo, Neppure i grilli accompagnano più le mie notti, scomparse anche le lucciole, sotto veleni e concimi. Ora mi strappate tutto, mi carpite dall'anima quello che era mia gioia donarvi. Ma la mia amarezza, la mia solitudine, la mia crescente aridità, gli alberi che avete tolto dalla mia pelle, assieme al canto degli uccelli, sono un grido silenzioso e terribile, che accompagnerà i vostri angosciati giorni, le vostre notti solitarie. Di un tappeto splendente di fiori, della operosa generosità, è restato il rantolo del mio cuore straziato. Mandate i bambini tra le mie braccia, a consolarmi il pianto, a riempire il vuoto della vostra antica, perduta presenza.
Luciano Galassi |
![]() La poesia "L'amara terra" ha avuto come stimolo la mostra di fotografie dell'artista lauretano Daniele Papa ("Dalla Terra" - Ottobre 2006). Le sue fotografie sono apparse, alla percezione della mia sensibilità, quasi delle "radiografie" della condizione della nostra terra (quella marchigiana - così cara a tanta poesia - ma non solo), che i contadini hanno da tempo abbandonato, sostituiti dai moderni agricoltori. La terra è oggi consegnata ad una amara solitudine, che alcuni scorci, "lunari e desertici", di alcune foto di Papa sembrano quasi registrare. Gli uomini vivevano i tempi, le stagioni della terra, erano presenti ai suoi umori, alla sua "fisiologia": oggi arriviamo con i trattori, ariamo, avveleniamo, seminiamo e poi torniamo per raccogliere. Il resto dei giorni (i pochi di riposo che le lasciamo), la terra è abbandonata a sé stessa, nessuno ne ascolta più la voce, nessuno le fa più compagnia. |
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Può sembrare un'assurdità parlare della terra quasi fosse una persona, ma siamo sicuri che sia una cosa "morta", senza sensibilità ? L'abbiamo resa a misura delle nostre necessità, così come abbiamo fatto con gli animali che alleviamo. Per noi non c'è più alcuna meraviglia. La terra è diventata una cosa che obbedisce alla nostra iniziativa, alla nostra superbia. E' stata spogliata di ogni mistero, che, come ciechi dissacratori, non sappiamo più cogliere e rispettare. Da dispensatrice di vita, da "Madre Terra", è diventata una cosa al nostro servizio. Scompare ogni gratitudine. La terra ci invia le sue "urla assordanti", che l'apparente "normalità" della superficie nasconde. E' solo il cuore che può ascoltarle, non la ragione.
Ma che rilievo può avere tutto ciò (a quante cose siamo oramai rassegnati !) per chi il suo rapporto con il cibo (ma non ci sono anche il sole, la terra, l'acqua, l'aria, il lavoro ... e quella che il monaco Thich Nhat Hanh chiama "interconnessione" ?) inizia e si conclude sugli scaffali del supermercato ? L.G. |
Le immagini sono tratte dal catalogo della mostra, con nota critica di Vincenzo Marzocchini - (Edizione Fondazione Cassa di Risparmio di Loreto) |
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Le poesie che seguono sono tratte da una precedente mostra da me realizzata con Daniele Papa e intitolata "Nell'ombra della luce, gli incanti dell'anima"
SOLCHI Sarà da questi solchi che nascerà la vita chicchi di grano e pane sopra la terra amica.
Sudore che feconda intriso con la vita il grano è come un'onda che l'uomo benedica.
FECONDITA'
Nutre la mite terra i semi della vita, solchi di mano d'uomo carne della mia vita.
Luciano Galassi |
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" IN UNA LUCE DIVERSA ..." |
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La mostra di Daniele Papa - "Dalla Terra" - è stata riproposta, a novembre 2006, a Recanati, nell'ambito delle iniziative per il trentesimo anniversario del fotocineclub locale. C'è un detto: "Vedere le cose nella giusta luce", oppure "...in una luce diversa". Il detto si riferisce ad una dimensione interiore, che si fa più attenta, equilibrata, precisa, e riesce a cogliere i fatti con maggiore puntualità e precisione. In questo caso, invece, la "luce diversa" è proprio quella reale, delle lampade, in questa seconda sede espositiva, luce che dà origine - secondo la mia sensibilità - ad una diversa "visione" e rivela nuovi e differenti contenuti. Una spiazzante diversità di percezione, che ho espresso in una nuova poesia. Che fossero dei contenuti "in gestazione", che la luce ha partorito ?
TERRA REGINA Tra i solchi vivi della memoria galleggia il fiume della vita. Terra mai doma, terra generosa, lungo le notti solitarie custodisci un tenero sorriso e un canto. Terra radicata nelle stelle, vivi la tua gioia, distilli le tue gocce generose, fecondi la fatica dell'uomo. Celi ai più la tua antica trama, esplodi in sinfonie di frutti rigogliosi, custodisci in un materno silenzio la tua delicatezza. Tutto il tuo parlare è forma e laborioso gioco. Donando tutta te stessa, attendo forse l'eco di una inattesa carezza. Madre di sempre, madre di tutti, respiro della vita.
A questo punto ci si potrebbe domandare: qual'è la "giusta visione" ? Credo non sia facile prendere posizione e magari non è neppure necessario. Penso che entrambe le percezioni possano convivere e portarci, ciascuna, un pezzetto di "verità". E' vero lo sfruttamento ingrato della terra e, contemporaneamente, è vera la sua potenza, la sua maestosa e indomabile forza creatrice. L.G. |
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“Sappiamo che l’uomo bianco non comprende la nostra maniera d’essere. Per lui un pezzo di terra vale quanto un altro, perché lui è un estraneo che arriva nel mezzo della notte a prendere ciò di cui ha bisogno. La terra non è sua sorella ma sua nemica. Dopo averla conquistata, l’abbandona e continua il suo cammino (…) Tratta la sua madre terra e suo fratello il cielo, come se fossero cose che si possono comprare, saccheggiare o vendere, come se fossero agnelli o sfere di vetro. La sua insaziabile voracità finirà per divorare la terra e lascerà dietro si sé solo un deserto.” Capo indiano Seattle |