SMERILLO

Museo Pinacoteca dell'Arte dei Bambini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                   Passi nell'incontaminata Bellezza
 

E’ salendo a piedi verso la punta del Monte Vettore, percorrendo il sentiero ghiaioso che parte da Forca di Presta, che lentamente nel mattino di tardo Settembre si scorge, tutto coperto dalla nebbia, il Piano Grande di Castelluccio.

  

E’ da lì, appena sopra la coltre di nuvole che come ovatta tutto nasconde, sia dall’alto sia dal basso, è da lì appunto sotto l’azzurro cielo che dolcemente ci si può arrestare e contemplare l’altopiano svelarsi al nuovo giorno.

L’abitato è un po’ più in là, appena appena uscito dal bianco oblio. Borgo austero di antica pietra che come medievale monarca sembra attendere senza inquietudine né impazienza il rivelarsi di tutto il possedimento.

Intanto il sole adempie il suo compito e tutta la piana via via si va mostrando scoprendosi in tutta la sua interezza. E’ così che nel mezzo del pomeriggio ridiscendendo dalla vetta, l’intera maestosità e ampiezza del pianoro, e tutte le cime intorno che come l’incoronano, si concedono al godimento di chi sa apprezzare la bellezza. Ed è in questi magri ed aspri colori incolori di primo Autunno che questo “deserto” territorio affascina e rinfranca. Nessuna costruzione d’uomo ad intaccare la dolce e morbida linea della terra, pochi i segni artificiali a disturbare il suo manto. Castelluccio è sempre là. Ben visibile ora. Arcigno ed antico, forse vuoto, e se non proprio vuoto lo stesso solamente, probabilmente, da pochi vecchi abitate le consumate secolari dimore. L’aria è limpida ancora. Qualche rapace si libra a giocare con le correnti ascensionali e se s’interrompe il passo s’ode solo il sibilo del vento.

Ed è la pace.

 

                                                         Graziano Raponi

                                                                    25 Settembre 2007

 

 

Rivolto il passo alla vetta

Come mite antico pellegrino

Di quiete e beatitudine in cerca

Nella limpida armonia m’ immergo

 

La dura salita ed il respiro

Fin dove la terra il cielo abbraccia

Ringraziamento e dono divengono

Al magnificarsi del Creato

 

Simile a placido stagno

Si placa lo svelato pensiero

Il sole m’ infuoca il sangue

Che come da nuova sorgente scorre

 

Giù sotto vedo uccelli

Al loro magico volo affidati

Ed il mio animo ora qui

Trova il luogo del suo ristoro

 

 

                 Graziano Raponi

               Ottobre 2007

 

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