SMERILLO  Museo Pinacoteca  dell'Arte dei Bambini      

 

 

                   

 

 

Come creatura

serenamente in cammino

 

 

 

L’unico suono che odo è lo scrosciare delle acque nel respiro alpino. Così questo fiume come vena del sistema linfatico terrestre corre e si adagia – porta ossigeno e calore – così nei millenni questa gola è stata formata – disegnata nel pensiero della Parola in eterno – ed io anche in questo progetto – qui – ora – adesso – persona unica ed uguale solo a se stessa per sempre. Goccia dopo goccia, attimo dopo attimo, per sempre la Parola che crea.

Si alimentano gli insetti, inconsapevoli – forse – chi vive nella vita non necessita di paradigmi mentali per agire. L’esistenza fluisce da se, in gioia e dolore. La sofferenza ne è l’ultima essenza.

Qui il luogo del mio riposo – lontano millenni dalla folla – folle agli uomini mi nascondo, e mi adagio.

Antico profeta o contemporaneo pazzo?

Che nessuno mi scorga ora. Qui nudo e puro. La realtà è terribile da sostenere; la luce acceca, l’acqua annega.

 

 

Foglia galleggia

Sopra turbine d’acqua –

Non sono più qui

 

 

Il contatto con gli alberi, la terra, l’aria; il contatto dell’uomo con se stesso. Il contatto con l’altro uomo.

L’uomo è sacro. La società lo ha desacralizzato. E’ stato un lento processo, durato millenni, in questi ultimi anni pazzescamente accelerato.

Il tuono di questa sorgente si erge tra me e il mondo, lontano ora, eppure troppo ingombrante. Tralicci dell’alta tensione e ponti di travi. In qualche modo si tenta se non di dominare, quantomeno di sfruttare la potenza di questa creatura di ere. A nostro uso e consumo, a nostra comodità, artificiale e d’artificio.

Lingue di neve d’Inverno sul fianco del Cistella e rettili che cercano di scaldarsi al sole – che fuggono al mio sopraggiungere. Odori d’animali al pascolo.

 

 

 

 

       Il fiume sgorga veloce

       Che meraviglia!

       Si cheta in tiepidi laghi       

   

 

Sono come un pellegrino nel tempo. Non c’è nessuno più qui intorno ora, solo una millenaria chiesa vuota.

Il vento trascina le nuvole a coprire le vette innevate.

L’aria è ancora fredda, troppo leggero il mio abito.

 

 

Incontrato stamattina

Un uomo ammalato di razionalità –

Che tristezza!

 

 

A metà strada, tra la valle e la vetta mi riscaldo ad un tenue sole che penetra il gelido tetto ventoso. L’aria è greve anche quassù. Che siano le nebbie scaricate dalle troppe genti che stanno invadendo questi territori? Cerco e trovo un ascoso luogo di silenzio. Il mio cappello colorato mette all’erta un giovane cervo.

Perché nonostante il gelo dal mio cuore sgorga amore. Solitudine non significa egoismo. Mi sono stati regalati fiori da piantare – ed ho sparso sangue nel fiume che irriga la valle. So attendere in libertà.

 

                                                        Graziano Raponi

    Ottobre 2007

 

 

 

 

"La volontà del cielo deciderà se devo morire su una strada - mi dico - e un poco confortato procedo a passi baldanzosi verso la frontiera"

 

               - Basho -

 

 

 

 

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