Smerillo

Museo Pinacoteca dell’Arte dei Bambini

 

Attraversando la Gola dell'Infernaccio:

un'esperienza che sa di "magico" ....

 

     

C’è una frase che Tiziano Terzani – giornalista recentemente scomparso – riporta nel suo libro “Un altro giro di giostra”:  “Nel salire verso quelle vette di ghiaccio (dell’Himalaya) non con l’idea tutta occidentale di conquistarla, ma di esserne conquistati”.

Io mi sono lasciato conquistare dall’attraversamento della gola dell’Infernaccio, ricavandone, ogni volta, forti impressioni, che rifuggono ad ogni spiegazione razionale.

E’ forse l’incontro con la forza del luogo, con la sua anima profonda, a donare momenti così intensi.

Si va in montagna convinti di vedere e ammirare, semplicemente, dei luoghi suggestivi, rocce, alberi, torrenti, fiori, paesaggi, ecc.  e si scopre qualcos’altro.  Così per me è stato percorrere, parallelamente, stati d’animo, sensazioni, immagini poetiche, che mi sono trovato a vivere e che ho cercato di tradurre in poesie, testimonianza della mia esperienza.                    

 

Riporto tre poesie scritte – in ordine cronologico -  durante il cammino per S. Leonardo dei Sibillini, attraversando la gola dell’Infernaccio

 

DIVINA  MADRE  CREATRICE

 

Madre dei cieli antichi,

regina delle stelle.

Madre del santo amore,

sorgente della vita.

Tue le tue creature,

figli diletti e santi,

preziosi testimoni.

Acqua, viva sorgente,

lacrime del tuo amore,

dona la tua speranza,

facci fiorire il cuore,

apri le nostre menti

alla tua perenne voce.

Madre del nostro amore,

del nostro azzurro sogno,

splendi e risplendi eterna

sopra le nostre vite.

Madre di incanto e pace,

cristallo di viva luce,

nella tua presenza tace

ogni timore e affanno.

Nulla mi mancherà,

splendente e materno sguardo,

e l’acqua che nutre il sangue

ristora la mia ansia e il pianto.

Rapito dal tuo silenzio

nutro il mio vivo canto.

 

Alberi son felici

del tuo prezioso manto,

neve leggera e dolce…

al coro si unisce un canto.

 

Luciano Galassi

 

(domenica, 14 gennaio 2001)

 

(Questa poesia è stata letta il 25 settembre 2003 presso il Santuario della Madonna dell'Ambro, nell'ambito della terza Rassegna di Musica Sacra, "Magificat" - Direttore Artistico Vincenzo Pasquali, voce recitante Federica Marconi)

     

 

 

                       ATTRAVERSANDO L’INFERNACCIO

 

(a noi, immemori …)

 

 

Con amore e con rispetto

camminerò vicino alle sorgenti

e al loro misterioso silenzio.

 

Senza parole prende forma la vita,

nel fragore delle cascate,

nello zampillare dell’acqua.

 

Una  grazia sovrabbondante

sgorga dalle rocce,

lontana dal cemento

che tutto isterilisce.

 

Con commozione e con rispetto

accolgo il dono della vita

e mi abbandono a quest’abbraccio

come un ritorno alla mia dimora.

 

Con tremore,

ed ogni vena vibra

e riconosce e ritrova

il suo profondo Mistero.

 

Lento sale un grido silenzioso,

avvolto nella mia piccolezza,

e mi avvicino al pianto,

a una carezza,

a un abbraccio.

 

Qui mi scopro figlio.

 

Oltre la soglia cammino,

pellegrino umile e grato:

il Dio è uno soltanto.

E scopro la letizia

di appartenere al Mistero,

a questa grazia incancellabile.

 

Passi, ora leggeri,

respiro intatto,

qualcosa si apre e mi libera,

spariscono le tracce dell’affanno.

 

Sono restituito alla mia dignità.

Qui non valgono “bello” o “brutto”:

qui dimora il Mistero

e il suo dono infinito.

 

“Venga il tuo Regno…”.

 

Luciano Galassi

 

                       (sabato, 23 agosto.2003)

 

 

 

 

RITORNO ALLE RADICI  

(luoghi d’amore)

 

Lassù, dentro l’anima,

i primi balbettii del mondo.

Per ogni neonato,

per ogni cuore fatato.

Il miracolo dell’acqua.

E la paura, di notte.

Abbà, Padre.

Tu che mi sollevi al cielo

e mi colmi di dignità,

e io, smarrito,

tra rivoli di sangue e di dolore.

Abbà, Padre,

sorgente di Luce,

grazia sovrabbondante e gentile.

Dalla mia bocca  esce un urlo, un pianto.

Non tormentarmi più !

Cerco la pace.

Solo, nudo, pieno di pianto,

invoco la tua Luce.

E so che sono qui le mie radici.

Cammino e piango,

piango e cammino.

Sono tuo figlio, ora lo so.

Anche per me la tua acqua e il vento.

E ora sento tutto vibrare dentro me

e mi accompagnano gli antichi dolori

di mille vite.

Anche per me la pace.

Anche per me la pace.

Questo mondo e la sua gioia,

la nostra benedizione.

Come tanti uccellini pigolanti,

ci abbeveriamo alle tue mani,

sazi della tua pietà,

e degli infiniti doni.

Quanto più grande la nostra fragilità,

tanto più cresce la nostra riconoscenza.

Ma non ci hai voluti straccioni.

E mi apro alla mia immensa sete della vita,

alla mia gola riarsa.

Ti ricordi di me ?

Ti ricordi del mio pianto ?

 

E d’improvviso torna la luce,

torna il silenzio,

un silenzio che prega:

nient’altro …

 

Luciano Galassi

 

( martedì, 10 agosto 2004)

 

Di seguito un approfondimento del senso delle poesie

 

La prima poesia, “Divina Madre Creatrice”, ha il sapore di una preghiera. Una poesia che si colora di spiritualità nel cogliere la realtà di creature avvolte da una ricchezza generosa ed essenziale.

La percezione commossa, diventa invocazione e celebrazione.

 

La seconda poesia (“Attraversando l’Infernaccio”) e la terza (“Ritorno alle radici”) ripercorrono, invece, passo passo e quasi “fisicamente”, la mia personale esperienza.

Mi sembra di scorgere in queste due poesie  - nate a distanza di un anno tra loro -  delle similitudini:  l’avvicinarsi, il prendere contatto con il luogo e le sensazioni, contatto che poi si approfondisce; l’essere “toccato” emotivamente, che comporta un coinvolgimento sempre più profondo e diventa “grido”,  pianto; il trovarsi “denudato” fino a scoprire un senso di appartenenza e un ritrovamento di radici; una “purificazione”, infine, che porta a proseguire il cammino con leggerezza e riconoscenza.

Questo per la seconda poesia.

Nella terza, il “contatto” sembra quasi più facile e lascia emergere la percezione di una presenza “paterna”, quasi palpabile.  Anche qui il coinvolgimento, “l’urlo”, il pianto e un prolungato, intenso sostare, in un “dialogo” caldo, vibrante, liberatorio, che sfocia in un orizzonte interiore rasserenato, in un silenzio profondo, “un silenzio che prega”.

Un prezioso incontro con il Mistero, di un luogo e dell’anima..

San Leonardo dei Sibillini si trova (oltre che al di là dell’Infernaccio), “al di là” di questa liberatoria esperienza interiore,  che rende l’incontro con la Chiesa e l’opera di p. Pietro Lavini ancor più pregnante (o così mi piace credere, visto che il percorso fisico è obbligato e non si possono fare confronti).

 

                                                                                     Luciano Galassi                           

 

 

Ancora attraverso l'Infernaccio ...

 

L'attraversamento dell' "Infernaccio" è per me un profondo evento, che assume il senso di un "passaggio", non solo attraverso un luogo fisico ma, soprattutto, attraverso la propria interiorità.

Si direbbe ci sia un "al di qua" e un "al di là". 

"In mezzo" c'è la profonda alchimia del luogo, la sua forza "annichilente", trasformatrice.

Avvicinandomi alla forra mi ha colto un senso di entusiasmo e di libertà.

Mi sono sentito dispormi all'entrata in uno spazio fisico  e mentale, in cui "tutto può accadere".                                                 

"Tutto", nel senso di qualcosa che non può essere anticipato, previsto.

"Cantano le felici terre dell'anima, nella loro ritrovata libertà".

Così mi sono trovato di fronte a questa affascinante e misteriosa disposizione interiore:  l'incontro con qualcosa di ignoto.

Un luogo "inusuale", a cui è corrisposto un atteggiamento "inusuale", che andrebbe, forse, dilatato ad altre circostanze.

 

"Contentezza, voglia di danzare, canto dell'acqua".

 

Un'acqua che scorre fuori e dentro di me.

"Qualcosa" sta adesso "parlando"  con estrema intensità, talmente forte da rendere "muti", "sordi".

Qui sta parlando un'altra "voce", che zittisce la voce, che le dà pace, la rinnova.  "Voce" che restituisce la voce.

"Ho portato" (o l'ha fatto l'Infernaccio ?) la mia consapevolezza da "qua" (luogo della "ordinarietà", della consuetudine) a "là".

Ma "qua" e "là", forse non sono che "stati di coscienza".

E non ci sono molteplici coscienze, ma una sola

"Qua", "là", ovunque.

Il cammino è, forse, da "coscienza" a "coscienza".

                                                                                             Luciano Galassi

(domenica, 10 settembre 2006)

 

 

ALTRE IMMAGINI  DELL'INFERNACCIO  >>>    vedi  

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