SMERILLO

Museo Pinacoteca dell'Arte dei Bambini

 

 

 

L'IO A CUI CHIEDIAMO DI RENDERCI FELICI

 

C'è una parte di noi alla quale chiediamo tantissimo: è il nostro Io, cui affidiamo il compito di renderci felici. Compito durissimo, ingrato.

E non ci interessa sapere se sia proprio quella, o anche quella, la sua funzione, se sia per quella attrezzato. Come fosse una bestia da soma, lo carichiamo del pesante fardello e magari gli diamo anche qualche frustata.

Ci meravigliamo che non corrisponda al nostro desiderio, e quando lo sentiamo accasciarsi sotto l'eccessivo peso, ci sembra di aver fallito, ci disperiamo, tutto ci pare perduto.

Ma può anche capitare che, in un momento di grazia, affiori un senso di pace, di armonia, di pienezza. In quel momento percepiamo che il nostro Io, finalmente si rilassa, trova anche lui respiro. Allora magari comprendiamo che anche il povero Io era smarrito, confuso e che può, infine, curare pure lui le sue ferite.

Percepiamo che la pace, la gioia, non dipendono affatto dall’Io, ma provengono da una diversa sorgente. E anche il nostro Io è lì ad assistere, con sollievo e meraviglia, al "miracolo". Se ne nutre anche lui.

E se abbiamo il coraggio o la fortuna di non scappare subito dalla "crepa" che si è aperta dentro di noi, possiamo interrogarci sull'accaduto, così prezioso.

È possibile allora intuire un diverso "ruolo" per l'Io, al quale avevamo affidato un compito "attivo", una responsabilità pesante. L’Io potrebbe essere visto come consapevolezza, presenza "passiva", come uno specchio che si lascia "attraversare" dalle immagini che lo raggiungono. E - anziché dover essere lui a diventare "fonte", sorgente, a trovare risposte, "soluzioni" - nel suo essere presenza, si lascia "nutrire" dalla vita, è finalmente disposto ad accogliere i doni, che prima bloccava alla frontiera della sua definizione.

Ora può percepire la vita scorre dentro di sé ed affidarsi.

Era ridotto ad un puntino, piccolo e spaurito, ed ora gli si apre un orizzonte inimmaginato, e può anche lui rilassarsi.

Ora può percepire una "coralità" interiore e partecipare alla festa della ritrovata armonia.

Ora può essere un canale, un "interfaccia" e può respirare, nel ridefinito "ruolo", senza più ansie per le aspettative eccessive ed inadeguate.

Ora può nascere un leggero, dolcissimo sorriso.

Non assomiglia forse al sorriso luminoso dei bambini ?

 

                                                                                             Luciano Galassi

 

(sabato, 24 marzo 2007)

 

 Torna alla home