SMERILLO

Museo Pinacoteca dell'Arte dei Bambini

 

Frammenti

 

  ZEN

 

 

  

       foto di Giacomo ILARI

       QUASI UN DONO ….

               (frammenti zen)

  

Alcune riflessioni di Ken Wilber, mi sono apparse particolarmente stimolanti...

Trovo illuminante la domanda:

" Chi sono ? "...

Se esco fuori dalle definizioni-descrizioni, cosa trovo ?

Mi trovo di fronte ad uno spazio di puro sentire...

In questo momento percepisco una tenerezza leggera, disarmante... in uno spazio di infinita libertà...

Posso dire di essere una tenerezza leggera, disarmante, infinitamente libera ?...

Tutto questo sembra drasticamente contraddire lo spiccato spirito pratico, concreto, che avvolge la nostra cultura...

Come si può credere di essere una disarmante tenerezza ?...

E, al tempo stesso, come posso credere che quella tenerezza sia "mia" ? O che sia io ad averla prodotta...

Mi sembra qualcosa che abbraccia un orizzonte infinitamente più misterioso e vasto, splendidamente libero...

Un respiro tenero... appassionato, dolcissimo...

Che non saprei dire da dove provenga, né dove si trovi...

Eppure appagante...

E’ come accarezzare, dolcemente, il cuore del mondo, della vita...

E’sentirsi figlio della vita...

Spazio incontaminato, pervaso di tenerezza.

Tutto ciò non siamo abituati a chiamarlo realtà.

Pensiamo che reale sia solo ciò che cade sotto i nostri occhi, che stimola i nostri sensi.

E il mondo, la vita, vogliamo afferrarli solo tramite il " concreto"... e vogliamo essere noi a farlo, essere noi artifici, sentirci " attivi" e non osservatori di ciò che (ci) accade...

Vogliamo essere i "padroni", vogliamo che sia qualcosa di nostro... che abbiamo formulato noi.

A noi non basta mai la realtà così com'è, il mondo così com'è, vogliamo di più, per questo cerchiamo di cambiarlo, "migliorarlo", e così non ci preoccupiamo minimamente di fermarci ad amarlo, di conoscerlo, di sentirlo, di apprezzarlo. Così ci separiamo dal mondo ... e possiamo anche distruggerlo, pensando che potrà esserci un mondo migliore ... nei nostri sogni !

Non ci piace accettare di essere " visitati", "arrenderci" alla visitazione, cogliere ciò che viene.

In fondo non abbiamo per niente fede che la vita possa nutrirci (come fa incessantemente)... Che la vita non sia che "nutrimento"...

Ora so, sento che la vita "parla", mi "parla"...

Sinceramente, teneramente disarmato... dolcemente nutrito...

Cos'è quel magico luogo ?

Non lo so... appartiene al Mistero, alla vita.

È il luogo delle infinite voci d'amore, di tenerezza, di accoglienza...

E la tentazione è di sciogliermi in questa percezione, di affidarmi...

Da dove giunge questa tenerezza ?    Non lo so...

Questo spazio è il luogo della mia serenità ed autenticità, (che il mondo non condivide)...

Il "mondo" vuole “inchiodare”, quantificare, registrare la nostra identità, la vuole "cosìficare" perché possa essere prevedibile, controllabile, riconoscibile... La vuole "vedere"...

E vuole che facciamo altrettanto, che non ci sia spazio per le irruzioni, per le visitazione del Mistero...

Il "mondo" vuole sapere, controllare... Deve sapere che cos'è il vento, da dove arriva...

E invece di operare in armonia, lotta, usa, si oppone...

Come se ci fosse un mondo "la" e noi "qua", come appartenessimo a due regni...

Sentire lo spazio interiore è, in qualche modo, farci da parte, lasciare che accada...

Nella dolcezza, diventare dolcezza... nella Luce, essere Luce...

Così fiorisce la dignità di un uomo nuovo, che, tuttavia, è l'uomo di sempre...

Eravamo noi impegnati a guardare altrove...

La "realtà" si trasfigura, pur restando la stessa; si trasfigura forse perché la vediamo per la prima volta.   Le permettiamo di parlarci... finalmente.

Finalmente non la imprigioniamo nei nostri recinti, non ne facciamo una cosa nostra...

Penso agli alberi, ai fiori... a tutto un mondo che è lì, di fronte a noi, totalmente indifeso...

Che si porge nella sua "nudità"...

Con infinita tenerezza...

Un mondo che è simbolo, emblema tangibile di una dimensione esistenziale, un mondo che si espande, si protende, si affida, si manifesta. Un mondo che tendiamo a considerare "morto", una cosa da usare...

Ma ogni albero o fiore canta alla vita, è la vita.

E il loro messaggio è silenzioso, impalpabile... non urla, non protesta, non si vendica.

In ogni vasetto di fiori è replicata un'essenza, una parola silenziosa.

A noi è toccato il dono dello sguardo, la benedizione dello sguardo... la commozione dello sguardo...

Siamo lo sguardo della vita, sulla vita.

Possiamo "cogliere" l’infinita ricchezza dei suoi doni.

Siamo frammenti di una coscienza infinita, senza confini.

Tolte le bende, possiamo spaziare, in totale libertà e rispetto, su terre sconosciute, scoprire, finalmente, il nostro autentico volto e la nostra incommensurabile ricchezza.

Niente ci separa dalla vita e da noi stessi.

Le porte sono ( ed erano) tutte aperte. Niente ci è occultato.

Sul nostro specchio si riflette ogni Splendore, ogni colore, ogni suono, ogni silenzio.

Affaticati, cerchiamo di conquistare il mondo:   non vediamo che non c'è che dono.

 

(luglio 2006)

                                                                     Luciano Galassi

 

 

" Il funzionamento della Vita vivente è tutto intorno a noi, in noi, nei nostri sensi, proprio dentro di noi, chiaramente visibile in ogni animale o albero o fiore.   Lo sentiamo nel nostro corpo e nel nostro sangue "

                                                                          

                                                                                                Wilhelm Reich

 

 

 E IO, DOVE SONO, ADESSO ?

         (frammenti zen)

 

 

Cerco la mia sorgente interiore, là dove la mia individualità prende forma.

Devo farmi sempre più piccolo, abbassare il capo, avanzare in cunicoli con poca luce ...

Finché, a sorpresa, trovo una piccola cavità, inondata dalla luce del sole.

Lì sono colto da una gioia immensa, insperata, inattesa ...

Tocco le pareti umide della mia grotta, le accarezzo ...

Mi scopro felice, come un bambino, e intimamente commosso.

 

  

Sento come se qualcuno avesse pensato a me e mi avesse riservato quel piccolo spazio.

Una tenera grazia sembra inondare quel luogo.

Grazia che sembra giungere dall'alto, con la luce.

E nutre, come una benedizione.

Provo un sentimento di profonda riconoscenza.

Mi sento luogo di una predilezione, gratuita e generosa.

Tutto è dato, donato.

Tutto risplende di luce.

La risposta più giusta, mi sembrano le lacrime.

In silenzio ...

Mi accorgo adesso che tutto è silenzio.

E che non ci sono più domande.

Tutto è solo risposta, appagamento, intima pace.

E tutto è Mistero, fusione con il Mistero.

Scopro che non ho domande da fare, che non ci sono ansie, brame, insoddisfazioni.

Tutto appare al suo posto, tutto scorre e colma, sazia.

Il tempo si è come arrestato e scende una calda beatitudine.

Tutto è come deve essere.

Nella semplicità, nella trasparenza.

In questo luogo sacro ...

 

(luglio 2006)

                                                                      Luciano Galassi

 

 

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