SMERILLO

 Museo Pinacoteca dell'Arte dei Bambini

 

     IL RITORNO ALLE ACQUE INTERIORI

                 ( solo il profumo di splendidi fiori ... )

 

 

Il ritorno a casa è il ritorno al solo luogo di nostra pertinenza, luogo della pienezza e della completezza.

Ma che cos'è il ritorno a casa ?   Come si attua ?  Chi lo attua, quale parte di noi ?  Chi torna a casa ?

E' un ritrovamento.

Ritorno a casa è ritrovare ciò che c'è, che c'è sempre stato, e che possiamo vivere come liberazione.

Ma liberazione da che ?

Da ciò che si frapponeva tra noi e noi stessi.

Dunque è un "lasciar cadere".

E' il nostro sguardo interiore a ri-orientarsi.

Uno sguardo che si placa, che non scappa, che sa fermarsi. Che sa guardare con amorevolezza ciò che gli è toccato in sorte e lo costituisce.

Sullo sfondo, l'idea che non si è dannati, che non ci sono richiesti sforzi titanici, che la vita è assai di più e di più autonomo da ciò che "osiamo" pensare.

E' la nostra paura a lasciar fare, a lasciar accadere, il primo ostacolo.  E', insieme, il sentirci staccati da tutto, anche da noi stessi, senza più radici, né sostegno.

Culliamo l'idea di individualità come una vita in provetta, alimentata artificialmente, senza più occhi, mani, gambe, cuore.

In verità non c'è nessuna macchina che ci tiene in vita, nessun artificio.  E' solo la nostra mente spaurita a crederlo e a confidare in una miriadi di artifici, che è solo lei ad alimentare.

Un passo più in là c'è aria pulita, cieli limpidi, respiro.

C'è il sorriso del ritorno a casa.

E' la scoperta che non si è mai stati separati, né persi. Lo crediamo solamente.

E l'acqua che chiedevamo era proprio quella in cui eravamo immersi.  Era il nostro piccolo Io ad aver perso il senso della fiducia e dell'abbandono, diventando straniero.

La terra era lì, così l'aria, l'acqua, il respiro, lo sguardo.

Allora diviene importante non tanto cercare di cambiare il mondo, ma vivere la propria autenticità ed unicità, fino ad allora solo immaginata e non sperimentata.

Non più "Cosa vorrei essere", ma "Cosa sono", "Cosa mi vive".

Il mistero non è nell'Io che crediamo di dover realizzare, ma nella carne viva di ciò che già siamo.

Il pesco, senza travagli, senza lacerazioni interiori, né l'aspirazione a realizzarsi sotto una  forma diversa, semplicemente, si copre di splendidi fiori.

E il paradiso della nostra fioritura non è poi così lontano, come ci hanno fatto credere.

 

                    

Luciano Galassi

 

(11 marzo 2007)

  
 
  

   

  QUESTA TERRA, 

  QUESTO CIELO

Siamo il "seme" della vita, gli eredi della sua coscienza.

In ciascuno splende la ricchezza e il suo mistero.

Non siamo schegge della casualità.

Non esiste niente che non sia il frutto di un progetto totale, della vita che prende forma.

La vita sgorga, tutta insieme.

La vita ama, tutta insieme.

La vita canta, tutta insieme.

La banalità, a cui ci sentiamo tutti inchiodati, l'abbiamo costruita noi, pezzetto per pezzetto, violenza per violenza, Cartesio per cartesio.

Ma la vita seguita a secernere la sua ricchezza.

Non c'è altra ricchezza, che non spunti anche nel nostro petto, piccolo grande cuore che la vita ci ha donato.

Dono: parola difficile per noi, che mettiamo il nostro fragile Io sopra tutto, e ci immaginiamo i titani che non siamo, mentre scappiamo dalla creatura che, invece, siamo.

Siamo i figli del respiro di questa Terra, di questo cielo, e non saremmo, senza questo cuore più grande, che ci ostiniamo ad aggredire, ad oscurare.

Ogni respiro è figlio di un respiro più grande.

Un immenso fiume di lacrime, corale, possa svegliarci dal nostro incubo, affinché ogni creatura si senta tutte le creature, ogni cuore tutti i cuori.

Affinché dal cuore della Terra salga, finalmente, una benedizione che tutto avvolga, e ogni scintilla (che noi siamo) splenda assieme alla luce dell'universo.

Amo questa Terra, amo questo cielo.

Canto la terra e il cielo.

Prego che i miei occhi si aprano e che il mio cuore batta con il ritmo del Cuore.

 

                                                               L.G.

(11 marzo 2007)

 

 

 

"Possano i viaggiatori trovare la felicità ovunque vadano e, senza sforzo, possano realizzare ciò che si sono prefissi.

E arrivati a riva, sani e salvi, possano essi riunirsi con gioia ai loro familiari".

 

                                      dal film: "Sette anni in Tibet"

 

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