SMERILLO

Museo Pinacoteca dell'Arte dei Bambini

 

 

       CHE SIA   

   QUESTO   

  L'AMORE ?

  

 

 

Mi hanno colpito  alcuni passaggi di un racconto:  “SCUOLA DI MARATONA(Storia di agenti segreti e di preghiera)  di p. Aldo Marchesini, Medico e missionario in Mozambico.

Vi si narra, come una parabola, di un “agente segreto” che vuole avvicinarsi alla “maratona” (in verità il mondo della preghiera, della contemplazione) e va da un “maestro”.

Ad un certo punto, il “maestro” ….

«Ora – disse – cominciamo la preparazione. Facciamo saltelli, sul posto, in scioltezza, cercando di mettere armonia tra il ritmo dei piedi e quello del respiro.

Devi sentire l’aria entrare e scendere nei polmoni, e al tempo stesso le gambe che ti buttano in aria e ti accolgono morbide per terra. Quando ti pare di essere entrato nel ritmo e di percepire nella coscienza queste due dimensioni avvisami, senza fermarti».

L’agente segreto cominciò l’esercizio. A dire il vero non ci aveva mai pensato che, a correre, le gambe lo buttavano in aria e lo accoglievano morbide per terra. Però, che bello sentirsi rimbalzare fra cielo e terra! Ci stava prendendo gusto. Ora bisognava sentire l’aria entrare e scendere nei polmoni, ma in sincronia con le gambe. Chiuse gli occhi per concentrarsi meglio. Era proprio vero: c’era una relazione stretta tra gambe, polmoni, aria e terra, e stava scoprendone l’armonia. Quasi non sentiva neppure lo sforzo dei muscoli, assorto com’era nel captare quell’insieme.

«Ci sono», disse al professore, senza neppure aprire gli occhi per paura che tutto svanisse. «Bene, ora devi amare l’aria che entra, le gambe che ti buttano e ti accolgono, la terra sotto i piedi e il cielo sopra il capo».

 

 

Questo il frammento del racconto che mi interessava e che mi ha fatto sorgere una domanda: come si fa ad amare l'aria, le gambe, la terra, i piedi, il cielo ?

Per un bambino non sarebbe un problema, ma per noi ?

 

Cosa vuol dire amare l'aria, le gambe .... ?

Credo sia, in primo luogo, entrare in contatto con l'aria, la terra, le gambe ...

E come si entra in contatto con "loro" ?

Sentendoli, ossia aprendoci, accogliendoli, lasciandoli entrare nella nostra percezione. Avvicinarli, avvicinandoci.

Sentire l'aria, dilatare la nostra percezione, dilatare i polmoni, non frapporre alcun ostacolo tra l'oggetto della nostra percezione e noi stessi.

Scioglierci e fonderci con "l'oggetto", lasciarlo entrare, diventare tutt'uno, senza più confini.

Un autentico amore abbatte qualunque barriera interiore (di solito, invece, percepiamo o concepiamo l'amore come una specie di "possesso". Che cosa intendiamo quando diciamo ad una persona "Ti amo" ?)

Amo la terra, l'aria, il cielo, mi apro a loro, ed immediatamente scatta un intimo senso di preziosità.  Comprendo che senza di loro non sarei, che c'è una necessaria continuità tra la loro presenza e la mia esistenza, che apparteniamo allo stesso respiro.

E subito dopo, come non sentirsi profondamente grati, immersi in un universo generoso e gentile ?  Come si potrà, allora, devastare, distruggere, inquinare ?

 

E le mie gambe, i piedi, le mani ?

Amarli, nel senso che andiamo delineando, ci permette di svelare, oltre alla preziosità, anche il calore che li percorre, la loro tenerezza, la loro disarmata presenza, la loro fragile essenza.

La commozione di essere qui.   E, ancora, la gratitudine ...

(Che cosa vive, invece, l'uomo violento, ingrato ?)

E' così che potremmo aprirci pienamente a noi stessi, a tutto ciò che la vita ha voluto gentilmente donarci e alla sua fondamentale armonia.

Accogliere è lasciarsi "modellare" da una saggezza antica, rinnovati e aperti a una ritrovata "innocenza".

Forse potremmo imparare ad odiare di meno noi stessi, a non  proporci mete che non ci corrispondono e ad avere compassione del nostro cuore e di quelli che, con cruda cecità, chiamiamo "difetti".

                                                                                        Luciano Galassi

 

(ottobre 2006)    

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