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SMERILLO Museo Pinacoteca dell'Arte dei Bambini |
L'annuncio ( tra la Luce e il Buio )
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“L’ANNUNCIO” (tra la Luce e il Buio)
Questa riflessione ha avuto, quale catalizzatore, il dipinto “L’annunciazione” , realizzato dal Maestro madonnaro Mariano (Andrea) Bottoli, di Monza, presente al primo raduno dei madonnari a Petritoli (MC), il 18 e 19 agosto 2001, e che mi ha ispirato una poesia.
“Annunciazione”
La freschezza della luce ci accoglie felice nell’intimità di un sogno che l’oscurità rivela.
Le ho “viste”, infatti, come le due metà di un cilindro, di un cofanetto o di una sfera, come due parti “speculari”, che si richiamano a vicenda e testimoniano la loro “comunanza” attraverso l’arancione del fondo delle due nicchie, in cui i due personaggi – l’angelo nunziante e la Madonna – sono collocati. Ho pensato a due elementi complementari, sintetizzabili in “domanda e riposta”, elementi immaginati presenti nel “cofanetto”, quando chiuso, e appartenenti ad un tutto indifferenziato e indifferenziabile. E’ “l’apertura del cofanetto” che consente la differenziazione, la separazione, attraverso la quale “la domanda” può prendere forma ed esplicitarsi. Ma la sorpresa è che, all’apertura e al potersi proporre della domanda, immediatamente fa da specchio “la risposta”. L’anima rivela la sua antica sete, ma in quel preciso istante scopre la sua fresca fonte. Ossia “domanda e risposta” sono rivelate dalla differenziazione, si appartengono e si aprono insieme. “Le due metà” si osservano, si parlano, si accarezzano, dialogano. La differenziazione, scaturita dall’unità, permettendo il porsi di “domanda e risposta”, consente un chiarificarsi della coscienza, del significato, tale che niente può essere più come prima, dopo la consapevolezza che dal destino è stata “partorita”. Qualcosa filtra attraverso la linea di confine (immaginaria e, tuttavia, percepita), ed è ciò che ha raggiunto la sua “maturità”, sia che si tratti della consapevolezza di una necessità fisica, che della fioritura di un pensiero, decantato e prezioso. Il destino che l’angelo rivela a Maria, è parte della totalità di lei, del suo progetto di vita, le appartiene. Questo è affascinante e, al tempo stesso, estremamente confortante da un punto di vista del nostro cammino interiore.
La mia riflessione si è quindi rivolta ad un’altra coppia di opposti: il Buio e la Luce. Osho sostiene che il buio, in realtà, non esiste, che si tratta solamente di una mancanza di luce, che la luce caccia immediatamente il buio (che si rivela, quindi, essere una semplice mancanza di luce), mentre il buio non può influire sulla luce, non la può oscurare. A me piace, invece, vedere il buio e la luce, al di là dei loro “meccanismi”, come due dimensioni, anche se la notte arriva quando scompare la luce. C’è il momento della luce e c’è quello del buio, situazioni che appartengono alla luce ed altre al buio. Quel “buio” potremmo forse chiamarlo “inconscio”, ma è una barriera permeabile e, al tempo stesso, inaccessibile e misteriosa. Parte interessantissima è poi quella linea di demarcazione che si trova tra il buio e la luce, per ora vista in questa direzione privilegiata: dal buio alla luce, appunto. Il sole e la luna interiori seguitano il loro instancabile dialogo d’amore e rivelano alla consapevolezza l’eterno, magico, silente, inafferrabile cielo stellato. Non dobbiamo pensare alla luce come attività e al buio come stasi. Ci sono fenomeni che avvengono alla luce ed altri che avvengono al buio. Fenomeni che hanno, quale apparente “padrino”, la luce ed altri il buio, in una continua e mutua interazione. Un esempio di fenomeni che avvengono, prevalentemente, al buio sono quelli legati alla digestione, al respiro, al battito del cuore, alla circolazione del sangue, ecc. “Fenomeni” che avvengono al buio e che si riverberano alla luce (la pelle rappresentando, ad esempio, uno degli “spartiacque”). Ci sono poi gli occhi, ponte tra due mondi (come del resto i polmoni, le orecchie, la pelle, la bocca, ecc.), in particolare per la luce che entra nel mondo del buio. Un esempio di fenomeno lungo il crinale tra il buio e la luce, è l’ardere di una candela. La fiamma tremula di una candela (che è luce), e che tanto ci affascina, è una specie di “rivelazione”. |
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L’umile fiammella della candela è un ponte tra una dimensione sconosciuta (e che diremmo appartenente al “buio”) e quella che i nostri sensi percepiscono (la sua luce). La sua fiamma è un continuo oscillare tra le due dimensioni e diviene il paradigma di un “buio”, ignoto, che alimenta la luce, visibile. Ricondurre tutto ciò al fenomeno della combustione mi sembra una maniera di mancare una realtà vitale, razionalizzandola. |
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Così quella luce affonda le sue radici nella magia del Mistero, di cui percepiamo solamente un aspetto e, per quanto mi riguarda, contenti che sia così. Ho infatti l’impressione che dove il Mistero ci illudiamo di averlo svelato (ossia riteniamo di aver fatto luce), lì corriamo il rischio di perdere una fetta di magia e di meraviglia. L’uomo si è preoccupato di definire i fenomeni, di dare loro spiegazione, ma si tratta di parole, di riverberazioni, di metafore, di “illusioni”, che ci danno l’impressione di dominare la realtà, quando, semmai, quella stessa realtà possiamo solo usare o riprodurre. Noi crediamo di aver ricondotto tutto alla “realtà” e alle sue “leggi”, ma la nostra è una pura operazione mentale. Abbiamo solo “accecato”, per un lungo istante, la nostra consapevolezza. Il fenomeno resta pur sempre ineffabile, inafferrabile. E’ il travaso da una dimensione ad un’altra, linfa che alimenta la coscienza, perché l’eterno, immobile flusso, seguiti il suo cammino, e ciò che giunge alla coscienza sia il diamante luminoso, che l’antichissimo ed avvolgente buio ha plasmato.
Siamo noi stessi la rivelazione di un Mistero (ed ecco perché la piccola fiamma di candela diviene anche un paradigma della nostra esistenza). Lo stesso pensiero umano, che appartiene sicuramente alla dimensione della luce, affonda le sue radici nel buio, nel Mistero. Non ne siamo forse incantati ? Diviene una triste cosa, quello stesso pensiero, quando crediamo di controllarlo, quando vogliamo dirigere i nostri pensieri e, comunque, perdiamo in magia, spontaneità e rivelazione. Questa mia stessa elaborazione, “rivelata” e percepita sul crinale della coscienza, proviene da un “buio” vivo, attivo, vitale e, a suo modo, “luminoso”. Persino la tanto temuta ed esorcizzata morte appartiene alla stessa linea di confine, e quando il buio sembra diventare più fitto ed avvolgente e c’è un passaggio di “dimensione”, avviene – come i ricordi di persone in morte apparente rivelano – l’ingresso in un tunnel, che dal buio sfocia alla luce. Ho poi l’impressione che l’intera Vita si manifesti sulla linea di confine buio-luce, laddove “buio” può essere sinonimo di non-coscienza (che può benissimo restare tale) e, “luce”, di consapevolezza. Dico che non necessariamente la non-coscienza deve rivelarsi, giacché la dimensione del “buio” è uno dei fili che ci collega al Mistero e alla magia della Vita. Del resto non è auspicabile né possibile “comprendere tutto”, né è forse il nostro compito, l’importante è che si sia pienamente presenti e vigili a cogliere “il luogo”, tutto interiore, dove “il buio” e “la luce” si incontrano e dove si realizza il miracolo dell’ ”Annuncio”, della “Rivelazione”. Noi, ciechi viandanti, che abbiamo smarrito il senso del Mistero e del dono, esistiamo, tuttavia, sull’onda di un caldo e generoso sogno incantato, attraverso il quale possiamo avere l’opportunità di conoscere l’umiltà, la semplicità di vivere, e sapremo di essere un segno visibile e sensibile della Grazia dell’Universo, “il luogo” che la Vita ha scelto per rispecchiarsi nella sua essenza d’Amore. Guai a noi, il giorno in cui crederemo di aver svelato il Mistero: sarà quella la fine della nostra, sacrale avventura, del nostro situarci a cavallo tra due mondi, ad assaporare il profumo e la carezza del vento, la poesia e la meraviglia di essere vivi.
Luciano Galassi
(marzo 2007)
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