Listituzione di un "Museo
Pinacoteca dellArte dei Bambini" presso il Comune di Smerillo intende configurarsi, nello spirito degli ideatori, come
lapertura di un particolare spazio di ascolto delle "piccole voci": quelle
dei bambini.
Ascolto, attenzione e rispetto ci sono sembrati le chiavi per un rapporto costruttivo e
privo di prevaricazioni.
Il senso di queste brevi riflessioni è di soffermarci sul tema della Pace, che è quello con il quale si è voluto inaugurare
il "Museo Pinacoteca dellArte dei Bambini".
Abbiamo chiesto ai bambini della scuola elementare di Smerillo
di rappresentare, attraverso un disegno, due situazioni legate alla pace: la prima, "Ricordando un mio momento di Pace", e la seconda, "Io, in pace con il mondo".
Il primo disegno lo abbiamo iniziato il 27 marzo scorso.
Da tre giorni bombe "di pace" stavano cadendo sul territorio della ex
Jugoslavia.
Con una stretta al cuore iniziammo il lavoro, consapevoli di essere una microscopica
goccia d'acqua all'interno di un oceano di follia.
I bambini hanno realizzato i loro disegni e hanno narrato il loro ricordo di un momento di
Pace nella loro vita.
Questo alla luce della considerazione che la pace è, in primo luogo, una condizione
interiore: essere in pace.
Quindi siamo passati al secondo disegno: "Io, in pace con il mondo".
Alla fine abbiamo raccolto i disegni: pensando ai missili
"intelligenti" da due miliardi ciascuno, frutto della "superba
scienza" degli uomini, ci sembrò ci fosse una sproporzione terribile.
I bambini ci stavano proponendo, con allegria, vivacità, serenità e gioia (tutte
sensazioni legate ai loro disegni) il loro mondo di sempre: i giochi, gli amici, la
famiglia e poi il cielo, le nuvole, il sole, i fiori, gli alberi, il fiume, i pesci, gli
uccelli, i prati, la terra.
Un mondo di semplicità, un mondo a loro misura, che sembrava
richiamare la semplicità e il candore del Cantico delle Creature di San Francesco:
"Fratello sole, sorella acqua...".
Non è in loro potere fare altro, se non testimoniarci l'universo dei cuccioli
dell'uomo.
Come un fiore, che si apre senza chiasso, ma in tutto lo splendore dei colori e
del profumo.
A quel punto, però, non volendo limitare la nostra iniziativa alle semplici,
seppur rispettose, raccolta e proposizione dei disegni, abbiamo sentito la necessità di
interrogarci sul "non detto" di quei disegni, ossia su cosa renda possibile e
visibile la condizione di pace che i disegni, indubbiamente, comunicavano.
E in quellinterrogarci abbiamo creduto di individuare il senso
dellattenzione e dellascolto da parte degli adulti, nellottica della
tutela della Pace, di cui sono i principali artefici.
Il vocabolario descrive la pace come uno stato danimo di
serenità e di perfetta tranquillità.
Lo stato di pace che i bambini hanno rappresentato era evidentemente il riflesso
di una condizione esistenziale, di vita vissuta, di "presenze" e di
"assenze" su cui non sempre soffermiamo la nostra attenzione.
Per un bambino, essere in pace può significare avere
una casa, un nucleo umano caldo, accogliente, protettivo, stimolante, rispettoso,
eccetera.
E ancora, poter soddisfare i propri bisogni di curiosità, di gioco, percepire -
attraverso, specialmente, il contatto con l'adulto - in maniera positiva la propria
presenza, il proprio mondo interiore, i propri talenti, i propri bisogni e desideri.
Se qualcuno di questi aspetti risulta fortemente frustrato, è la pace interiore
ad essere seriamente danneggiata.
Era esattamente questo lo scenario da cui - potevamo intuire - emergevano i
disegni.
Parimenti lessere in pace con il
mondo, con gli altri, presuppone delle condizioni indispensabili: non è infatti
possibile la pace senza la libertà, il rispetto reciproco, la tolleranza, il dialogo, la
compassione, la solidarietà, la condivisione delle risorse, la riconoscenza, la
giustizia, ecc.
Quale pace è possibile per chi è in catene o non ha di che mangiare, per chi è
in campo di concentramento, per un bambino che lavora in miniera, per chi è cacciato
dalla propria casa o dalla propria terra, per chi è investito dalle radiazioni (come nel
caso di Chernobyl) ecc. ?
Occorre quindi una attenta considerazione di tutti quegli aspetti che favoriscono
o ostacolano linstaurarsi di una condizione di pace, affinché si possa essere
artefici della propria e della pace con gli altri, attraverso la consapevolezza e la
ricerca degli strumenti e dei modi per la sua realizzazione.
Mario Lodi parla anche della "felicità del far
felici" ....ossia - potremmo dire - del preoccuparsi della pace
dellaltro, non solo con laltro.
La pace necessita che si riconosca l'altro in quanto appartenente all'unica
famiglia umana: solo se attribuisco all'altro - e reciprocamente - sentimenti, diritti, bisogni, dignità, pari ai miei, potrò mettermi nei
suoi panni e tentare di dialogare con lui, potrò preoccuparmi di lui.
La condizione di Pace ci appare essere un rivelatore del mondo
in cui si vive e di quanto i bisogni più profondi degli uomini siano o meno soddisfatti e
rispettati.
Ecco perché il tema della Pace ci sembra essere quanto mai aperto e in
evoluzione, e ci sembra sollecitare ciascuno a fornire il proprio contributo di
riflessione e di azione, proprio per lindispensabilità di edificarla insieme.
Una ulteriore, importante, riflessione ci è stata sollecitata
dagli "scenari" che i bambini hanno scelto per rappresentare la pace: parliamo
della natura, nei suoi aspetti più semplici, quotidiani.
I nostri occhi sembrano, invece, rivolti altrove... e infatti i fiumi sono
diventati delle fognature, l'aria nelle città è irrespirabile, la terra è frustata a
suon di veleni, concimi chimici, diserbanti... L'epoca delle comunicazioni planetarie, del
"Villaggio globale", ci regala, assurdamente, la nuova barbarie.
I nostri sogni di potere, di successo, di denaro, la nostra fame di cose, e la
cultura che tutto ciò sostiene, sembrano devastare proprio quella realtà che i bambini
eleggono quale scenario del loro essere al mondo.
Piccole, grandi cose sono quelle che i bambini pongono sotto i nostri occhi.
Piccole, grandi cose viste con i loro occhi pieni di meraviglia, di stupore, di
curiosità, occhi incapaci ancora di calcolo e che sanno vedere in un pesce che guizza
nellacqua un fratello del loro mondo e non ancora un affare da realizzare.
Sta a noi, consapevoli del nostro ruolo, del nostro potere,
accogliere tale verità - che fu anche la verità della nostra infanzia - e tentare di
ritrovare i fili che ci collegano al nostro "giardino terrestre", al nostro
giardino di Pace.