Smerillo

             "Museo Pinacoteca dell'Arte dei Bambini"

 

 

   "IL BAMBINO E LA PACE"

                       

“La sola cosa necessaria,

per la tranquillità del mondo,
è che ogni bambino possa c
rescere felice”

Capo Dan George, dei Salish

 

                       

 

 

 

 

 

Io voglio sapere
se l'uomo è una fiera
ancora alle soglie
della foresta
 
Io voglio sapere
se la pace è possibile
se giustizia è possibile
se l'Idea è più forte
della forza
 

David Maria Turoldo

                                                                                      

 

UN SOLO MONDO 

Forse la Vita ci ha posto su questa Terra
e ci ha colmato di doni
perché la rendessimo ancora più bella
e piena di gioia e di grazia per tutti.
Ma noi abbiamo creduto più giusto depredarla
e abbiamo utilizzato la nostra creatività,
la nostra luminosa intelligenza,
per realizzare armi micidiali
capaci di uccidere e procurare sofferenze,
e che potrebbero, persino, distruggere la Terra.
Complimenti, uomo !
Avremo la capacità di ravvederci in tempo ?

Luciano Galassi  

 

 

Relazione inaugurale del 

"Museo Pinacoteca dell'Arte dei Bambini"

L’istituzione di un "Museo Pinacoteca dell’Arte dei Bambini" presso il Comune di Smerillo intende configurarsi, nello spirito degli ideatori, come l’apertura di un particolare spazio di ascolto delle "piccole voci": quelle dei bambini.
Ascolto, attenzione e rispetto ci sono sembrati le chiavi per un rapporto costruttivo e privo di prevaricazioni.

Il senso di queste brevi riflessioni è di soffermarci sul tema della Pace, che è quello con il quale si è voluto inaugurare il "Museo Pinacoteca dell’Arte dei Bambini".

Abbiamo chiesto ai bambini della scuola elementare di Smerillo di rappresentare, attraverso un disegno, due situazioni legate alla pace: la prima, "Ricordando un mio momento di Pace", e la seconda, "Io, in pace con il mondo".

Il primo disegno lo abbiamo iniziato il 27 marzo scorso.
Da tre giorni bombe "di pace" stavano cadendo sul territorio della ex Jugoslavia.
Con una stretta al cuore iniziammo il lavoro, consapevoli di essere una microscopica goccia d'acqua all'interno di un oceano di follia.
I bambini hanno realizzato i loro disegni e hanno narrato il loro ricordo di un momento di Pace nella loro vita.
Questo alla luce della considerazione che la pace è, in primo luogo, una condizione interiore: essere in pace.
Quindi siamo passati al secondo disegno: "Io, in pace con il mondo".

Alla fine abbiamo raccolto i disegni: pensando ai missili "intelligenti" da due miliardi ciascuno, frutto della "superba scienza" degli uomini, ci sembrò ci fosse una sproporzione terribile.
I bambini ci stavano proponendo, con allegria, vivacità, serenità e gioia (tutte sensazioni legate ai loro disegni) il loro mondo di sempre: i giochi, gli amici, la famiglia e poi il cielo, le nuvole, il sole, i fiori, gli alberi, il fiume, i pesci, gli uccelli, i prati, la terra.

Un mondo di semplicità, un mondo a loro misura, che sembrava richiamare la semplicità e il candore del Cantico delle Creature di San Francesco: "Fratello sole, sorella acqua...".
Non è in loro potere fare altro, se non testimoniarci l'universo dei cuccioli dell'uomo.
Come un fiore, che si apre senza chiasso, ma in tutto lo splendore dei colori e del profumo.
A quel punto, però, non volendo limitare la nostra iniziativa alle semplici, seppur rispettose, raccolta e proposizione dei disegni, abbiamo sentito la necessità di interrogarci sul "non detto" di quei disegni, ossia su cosa renda possibile e visibile la condizione di pace che i disegni, indubbiamente, comunicavano.
E in quell’interrogarci abbiamo creduto di individuare il senso dell’attenzione e dell’ascolto da parte degli adulti, nell’ottica della tutela della Pace, di cui sono i principali artefici.

Il vocabolario descrive la pace come uno stato d’animo di serenità e di perfetta tranquillità.
Lo stato di pace che i bambini hanno rappresentato era evidentemente il riflesso di una condizione esistenziale, di vita vissuta, di "presenze" e di "assenze" su cui non sempre soffermiamo la nostra attenzione.
Per un bambino, essere in pace può significare avere una casa, un nucleo umano caldo, accogliente, protettivo, stimolante, rispettoso, eccetera.
E ancora, poter soddisfare i propri bisogni di curiosità, di gioco, percepire - attraverso, specialmente, il contatto con l'adulto - in maniera positiva la propria presenza, il proprio mondo interiore, i propri talenti, i propri bisogni e desideri.
Se qualcuno di questi aspetti risulta fortemente frustrato, è la pace interiore ad essere seriamente danneggiata.
Era esattamente questo lo scenario da cui - potevamo intuire - emergevano i disegni.

Parimenti l’essere in pace con il mondo, con gli altri, presuppone delle condizioni indispensabili: non è infatti possibile la pace senza la libertà, il rispetto reciproco, la tolleranza, il dialogo, la compassione, la solidarietà, la condivisione delle risorse, la riconoscenza, la giustizia, ecc.
Quale pace è possibile per chi è in catene o non ha di che mangiare, per chi è in campo di concentramento, per un bambino che lavora in miniera, per chi è cacciato dalla propria casa o dalla propria terra, per chi è investito dalle radiazioni (come nel caso di Chernobyl) ecc. ?
Occorre quindi una attenta considerazione di tutti quegli aspetti che favoriscono o ostacolano l’instaurarsi di una condizione di pace, affinché si possa essere artefici della propria e della pace con gli altri, attraverso la consapevolezza e la ricerca degli strumenti e dei modi per la sua realizzazione.
Mario Lodi
parla anche della "felicità del far felici" ....ossia - potremmo dire - del preoccuparsi della pace dell’altro, non solo con l’altro.
La pace necessita che si riconosca l'altro in quanto appartenente all'unica famiglia umana: solo se attribuisco all'altro - e reciprocamente - sentimenti, diritti, bisogni, dignità, pari ai miei, potrò mettermi nei suoi panni e tentare di dialogare con lui, potrò preoccuparmi di lui.

La condizione di Pace ci appare essere un rivelatore del mondo in cui si vive e di quanto i bisogni più profondi degli uomini siano o meno soddisfatti e rispettati.
Ecco perché il tema della Pace ci sembra essere quanto mai aperto e in evoluzione, e ci sembra sollecitare ciascuno a fornire il proprio contributo di riflessione e di azione, proprio per l’indispensabilità di edificarla insieme.

Una ulteriore, importante, riflessione ci è stata sollecitata dagli "scenari" che i bambini hanno scelto per rappresentare la pace: parliamo della natura, nei suoi aspetti più semplici, quotidiani.
I nostri occhi sembrano, invece, rivolti altrove... e infatti i fiumi sono diventati delle fognature, l'aria nelle città è irrespirabile, la terra è frustata a suon di veleni, concimi chimici, diserbanti... L'epoca delle comunicazioni planetarie, del "Villaggio globale", ci regala, assurdamente, la nuova barbarie.
I nostri sogni di potere, di successo, di denaro, la nostra fame di cose, e la cultura che tutto ciò sostiene, sembrano devastare proprio quella realtà che i bambini eleggono quale scenario del loro essere al mondo.
Piccole, grandi cose sono quelle che i bambini pongono sotto i nostri occhi.
Piccole, grandi cose viste con i loro occhi pieni di meraviglia, di stupore, di curiosità, occhi incapaci ancora di calcolo e che sanno vedere in un pesce che guizza nell’acqua un fratello del loro mondo e non ancora un affare da realizzare.

Sta a noi, consapevoli del nostro ruolo, del nostro potere, accogliere tale verità - che fu anche la verità della nostra infanzia - e tentare di ritrovare i fili che ci collegano al nostro "giardino terrestre", al nostro giardino di Pace.

(Smerillo, domenica 19 settembre 1999)

Luciano Galassi

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