Il Pliocene di Smerillo: tracce di un antico mare

All’inizio del Pliocene, circa 5 milioni di anni fa, l’isolamento del mare Mediterraneo, all’origine del suo parziale disseccamento, terminò per la riapertura dello stretto di Gibilterra. In questo modo le acque oceaniche penetrarono nuovamente nei bacini mediterranei, causando un notevole innalzamento del livello marino. Nel frattempo l’orogenesi appenninica, in atto già da alcuni milioni di anni, aveva determinato l’emersione di una primitiva catena appenninica. Questa divideva il Mediterraneo settentrionale in un bacino adriatico a nord ed in uno tirrenico a sud. Il clima stava cambiando rapidamente: ancora caldo all’inizio del Pliocene, divenne temperato, con episodi anche freddi, nelle fasi più recenti di questa epoca. L’Italia in questo Periodo era costituita da una serie di isole distribuite da nord a sud, fino all’attuale area iblea, in Sicilia.

I fossili di Smerillo

Gli strati sedimentari pliocenici del Monte Falcone e i fossili che essi contengono rappresentano importanti “finestre” su di un mondo passato.

L’affioramento della “Fessa” è il più spettacolare: una profonda incisione nella roccia dove può passare un uomo per volta, per vedere una successione stratificata di arenarie e conglomerati sabbiosi, spessa una ventina di metri.

Anche le pareti del Fosso di Durano, ripide muraglie scavate negli anni dal torrente montano, rivelano ad un attento osservatore le vestigia di un antico ambiente.

I fossili di Smerillo sono resti conchigliari di organismi bivalvi e gasteropodi, abbondanti in mezzo alla roccia, testimoni di un ambiente che ora non c’è più. Le specie che si possono riconoscere non lasciano equivoci in merito: Flabellipecten flabelliformis, Ostrea edulis, Glossus humanus, Atrina pectinata, le turritelle, sono solo alcuni fra i nomi delle forme che si incontrano. Si tratta di resti di organismi tuttora viventi nel Mediterraneo, tipici del piano litorale e della piattaforma, a profondità non elevate, ma sicuramente superiori a 10-20 metri d’acqua. A questi si aggiungono le tracce (dette Ophiomorpha) lasciate dai crostacei che popolavano la sabbia sottomarina, mentre questi si costruivano un’abitazione che resistesse al moto ondoso, particolarmente distruttivo dove il mare era meno profondo. 

Ricostruire un antico ambiente: il mare di Smerillo

Cosa possiamo sapere dalle rocce e dai fossili di Smerillo? Il tipo di stratificazione, tabulare e grosso modo suddiviso in piani paralleli l’uno all’altro, ci dice che la sabbia e i conglomerati, prima di diventare roccia grazie alla diagenesi, si erano deposti in un fondale piatto ed aperto. Le lamine all’interno delgi strati indicano che i sedimenti furono trasportati da imponenti correnti d’acqua, forse di provenienza fluviale, nel momento in cui queste entravano in uno specchio d’acqua di dimensioni ben maggiori. I fossili danno un’indicazione decisiva: le rocce sulle quali sorge il paese si sono formate in un ambiente che ora si trova a decine di chilometri di distanza, il mare. Dopo tre milioni di anni, il lento sollevamento della catena appenninica ha modificato l’ambiente in ciò che vediamo.

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