|
RICCARDO HELD
Sei
poesie
Non hai
finito
Risposta per le rime all’infinito di Giacomo Leopardi
Ostile
ti sarà sempre quel piano
e
questa linea che da nessun luogo,
di
nessun orizzonte l’occhio include
ma
ritto in piedi e cieco ai ben finiti
vuoti
di là da quella e ai disumani
lamenti
e alla scoperta pena
sei
davvero nel luogo dove sempre
infuria
la paura e appena è ferma
l’aria
fra queste pietre il definito,
il
piccolo lamento e l’altra voce
distingui infine, vedi ciò che passa
e la
stagione viva e la passata
e morta
e il suo silenzio e il tuo pensiero
galleggia nella pozza tra la schiuma
e non
affonda, non arriva al mare.
- [-o-]
-
Ma sì,
in fondo si può sperare,
ecco,
forse anche a me, prima o poi,
il
grande amico, il sarto
prenderà la misura,
disegnerà per me la mia,
la sua
migliore figura,
il
grande amico, il Tempo
mi farà
questo onore,
mi
leggerà nel nome,
e già
immagino come,
lui che
gira instancabile
sotto
la terra,
mi
metterà il suo segno,
col suo
muso di talpa, proprio
per me, solo per me,
spingerà fuori, da sotto
un
mucchietto di terra!
- [-o-]
-
Il buio
è buio
e tutto
quanto intorno
è più
chiaro di uno
che
l’ha visto
da
sempre farsi grande
e non
distingue ormai quei territori
che la
legge gli assegna come i suoi
non
rispetta i confini e va punito
se
fosse cieco almeno
ma non
è nemmeno cieco
non va
tastando, non saggia le porzioni
gli
àmbiti piccoli
al
riparo dalle insidie
nera è
la fame e nero il sangue
e nera
anche la forma questo
si vede perché non siamo ciechi
queste
cose si vedono nel buio
quante
cose piccole
troppo
poco nate
e
colpite e fermate
e
annientate e spente
come
uno schermo uno dei nostri schermi
che
quando sono spenti
cedono
per un attimo una furia
di cose
vere
quei
punti neri
tutti
uguali e fermi
di
silenzio e di notte
buio
appunto.
-
[-o-] -
L’aspirapolvere Sí, sí,
anche noi, anche noi,
nel nostro piccolo,
andiamo
orgogliosi
delle nostre
prestazioni!
Anche noi,
anche noi come uno
di quegli
irreprensibili,
costosi congegni domestici,
anche noi, anche noi, nel nostro piccolo,
aspiriamo alla polvere! -
[-o-] -
Il
nostro mormorio benedicente
di
accattoni
nasce
già ingravidato
dalla
sua furibonda confutazione,
anacrusi di rabbia,
soffocato anatema che trabocca,
appena
tarda l’elemosina,
o non
arriva.
- [-o-]
-
La vita
possibile
Facciamo pure ancora,
come se
fosse niente,
come
non fosse questo il punto,
come
non fosse intorno alla questione,
importante per tutti, ma per noi
la più
importante, l’ultima,
la
decisiva quella intorno a quello
che la
vita possibile
ci
lascia ancora,
vorrà
lasciarci fare,
per
vedere e tentare, aggiustare,
per
vedere se ancora, per tentare,
se
ancora forse, magari con un po’
meno
ambizione, per abbassare
il
tiro, per provare se ancora
questo,
quello almeno resiste, se
si
lascia ancora mettere a posto,
correggere qualcosa,
forse
in un altro modo,
con un
modo diverso di stare seduti,
nella
vita possibile,
non
così, non proprio tanto dritti
come
una volta io e te
abbiamo
creduto,
con
sulle spalle tutto, tutto il peso,
tutto
quel peso,
del
vuoto, del falso, del perduto,
tutta
quella bella, bella cosa,
quasi,
quasi buttata via, quasi perduta,
una
almeno proprio per sempre persa,
e non
so più nemmeno, non lo so,
se sono
ancora buono,
come
una volta, tanto, tempo fa,
se sono
ancora buono, ti ricordi,
a
prenderti la paura tra le mani,
e se
non prendo più nemmeno quella,
cosa
sento, cosa prendo di te,
di me,
di quello che mi vedo intorno,
ho
quasi cinquant’anni,
contati
anche da prima di vederti,
la
prima volta, sempre nel tuo nome,
la
stoffa si consuma e questo grumo,
il nodo
che si chiude, amore mio,
amore,
amore, amore mio non voglio,
non
voglio averti persa
non
voglio averti buttata via
non
voglio che non ci sia più niente
non
voglio che finisca
non
voglio che sia questo la nostra vita
no, non
voglio, non voglio,
non lo
voglio, amore.
|