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JOLANDA INSANA
Versi
muore
il bello e la voglia s’imbroglia
quando
il lutto tappa gli occhi
e nulla
della giostra si scorge
al di
là delle sbarre
narcisi
atterriti e squamati zampettano
attorno
al pozzo della chiostra
e non
varcano la soglia
incantata
mi svertigino
alla sua altezza
e crollo
con dolcezza
arpionata
mosse
il pugno ingioiellato
in uno
scatto di debolezza
e l’aggredito
restò abbagliato
vecchi
lupi si cibano dell’altrui preda
perché
nessun vecchio o malato è mai
escluso
o scacciato
e c’è
qualcuno che si esclude per escludere
sulla
pagina bianca
della
foglia di palma intrecciata
che
prima di Pasqua dalla Sicilia portai
c’era
la scritta “pace in ricchezza di cuore”
ma non
porta occhiali contro la presbiopia
e così
lesse guerra e pochezza di cuore
e
se avesse la mente spennata
per
impennate d’umore?
con
queste mani tagliuzzate
che
bruciano per l’acido
ho spremuto
gli ultimi grappoli
del
caldo autunno
e il
mosto è fermentante
arriverà
a eccitare il suo naso?
io
aspetto il vino fatto
e sento
che sarà fruttato
per
berlo in buona compagnia
ora
che il desiderio non più recalcitrante
si appiglia
al tatto e spezzando le sbarre
è evaso
dalla prigionia
del
digiuno devastante
l’imbottisco
di aglio e peperoncino
spilluzzico
e mastico
incido
e succhio
per
svegliare dal sonno alla vita
l’anima
incarognita
pulciosa
donzella svampita
che
s’arrampica sulla guglia
e fa
la madonnina
era
poco e forse era troppo il ciuffetto
di menta
che insieme a sette foglie di nasturzio
e tre
polloni d’asparago dal giardino ho portato
e a
muso duro con un inchino ha rifiutato davvero
chi non accetta non merita?
le
gazze carcarazze cavano
gli
occhi alle galline
perché
luccicano
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