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Smerilliana
Semestrale di civiltà poetiche

 
 
     
   
       

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Poeti Italiani

GIANCARLO PONTIGGIA

Ecloga

Sempre è fine

RAGAZZA

Cantavi, un tempo, una canzone:
Bevi, o straniero, questo vino.
Ma ora, di’, dov’è
quel tempo? Dove, quegli antichi
suoni?

MUSICO

Vagavo, allora, solo, come una nuvola, vedevo
il mondo sotto di me: sopra
la distesa azzurra, l’inviolata. Io ero
solo, tra i voli
lenti degli uccelli
che si perdevano lontani, ero solo, ti ripeto,
con i miei tristi pensieri.

RAGAZZA 

Ricordo una candela, una sera, l’ultima
del secolo che bruciò, leggero. Pioveva.
Pioveva, fuori, ai vetri
della casa, la stessa, quella sera.
Ed essa,
la fiamma che bruciava, si spegneva
in uno sfavillio di carbone. Vacillava
il secolo, alle soglie
di una nuova era. Quieti, i nostri
pensieri
si assopivano.

MUSICO 

Straziato, urlava senza tregua
il secolo alla fine; urlava, digrignava
i denti già cariati. Diceva: finitemi,
vi prego, non lasciatemi
marcire. Eppure si danzava, quella sera,
si cantava, sull’orlo della fine.

RAGAZZA 

Sempre è fine, amico, sempre, giorno
dopo giorno, ora dopo ora; e un secondo
già sente, dentro, il suo morire. E sempre
la vita ha il suo ritorno.

MUSICO 

Ma io,
come quest’acqua che scende,
l’umile, l’immateriata,
sento solo freddo, la triste
unghiata del tempo
che passa, passa, senza nemmeno
dire
«ecco». Ma no
che non passa, il tempo, è lento,
è, e neanche passa, su questo
margine ultimo,
orrendo.

RAGAZZA 

Il tempo è, amico, ed è
qui che ardono i suoi ceppi,
nel cuore. Disperdi in questo vino
il tuo nome: versalo, fin che puoi, 

sul fuoco che non muore.

 
 
       
 
 
 

 

 

     

 

 

 

 

 

 

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