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Smerilliana
Semestrale di civiltà poetiche

 
 
     
   
       

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Poeti Stranieri

CASIMIRO DE BRITO

 Poesie inedite

dal Livro das Quedas (Libro delle Cadute)

 

Traduzione dal portoghese e cura di Manuel Simões

Nota introduttiva

In questa scelta ridotta dell’ormai noto, anche se inedito, Livro das Quedas (si veda Poesia, n. 156, Dic. 2001, pp. 62-70; e Festival Internazionale della Poesia, 8ª edizione, San Benedetto del Tronto, 2002, pp. 81-91), si può avere conferma di come l’opera d’arte sia anche opera di pensiero, nel caso specifico luogo testuale in cui i segni ruotano intorno alla “grammatica” della morte. Gli oggetti sembrano sfuggire, le cose rimangono mute e la voce poetante appare consapevole dell’inevitabilità di un percorso (“i sentieri del corpo”) che si sottrae al controllo del potere condizionato dell’uomo.
   L’arte (la poesia) traduce in questo senso l’incontro con la morte. E tuttavia è questo incontro che fa di essa un sapere per la vita, anche se limitata ad una sorta di fluttuazione dove l’amore riempie il cuore – o la “pietra del cuore” – a volte come un vino inebriante, spesso però con un dolore, l’ombra che subitamente cade e interrompe l’euforia momentanea.
   Nonostante l’incombere della morte, qui presente in una fitta rete di segni di cui la “lupa” della poesia 27 è forse l’esempio più significativo, l’opera d’arte ha la capacità di sorprendere come sapere della vita. In questo modo la poesia di Casimiro de Brito dimostra una grande intensità e una pienezza non frequenti, per la sua tersa e spietata trasparenza che mette integralmente in rilievo l’oscuro fondo della vita e delle sue pulsioni, la sua inquietudine e la sua indomabile crudeltà. In Casimiro de Brito ci sono anche antica pietà, saggezza, intelligenza lucida, doloroso amore della vita che compone, in un tutto organico e nell’insieme dell’impianto testuale, le “voci invano discordi” della vita stessa. Quel doloroso amore è instancabile affermazione del conflitto esistenziale come paradigma della modernità e allo stesso tempo netta percezione di quanto sia effimero, malgrado l’intensità momentanea, il desiderio d’amare e di esser amato, davanti all’inevitabile vittoria, biologica e storica, dell’istinto di morte.

Manuel Simões

***

27

Eu não sei o que faço aqui
sei que faço alguma coisa
pequenas coisas sem importância
àa vezes aborreço-me não é grave
fico apenas um pouco mais triste
depois levanto a cabeça
os ombros vacilam
transporto uma loba mas não sei até quando
uma loba que vai deixando o pelo
na casa do poema na cave acumulada
por un sábio que não sabe nada
nem cuidar de si nem cuidar
dos homens –
aparentemente foi tudo morrendo
neste reino de pequenos casamentos
de conveniência: ficaram
a insânia sem garganta e figuras de musgo
que não conhecem a separação entre o ser
e as nuvens
as nuvens que envolvem
os caminhos do corpo
as pegadas de um vírus que não cessa de
cantar o pó, tão fácil
de soprar. Chove. A chuva
pede que me cale


27

 Io non so cosa faccio qui
so che faccio qualcosa
piccole cose senza importanza
a volte mi annoio ma non è grave
resto solo un pochino più triste
dopo alzo la testa
le spalle cedono
trasporto una lupa ma non so fino a quando
una lupa che va perdendo il pelo
nella casa della poesia, nel sotterraneo accumulato
da un saggio che non sa nulla
né curare se stesso né curare
gli uomini –
apparentemente tutto è andato morendo
in questo regno di piccoli matrimoni
di convenienza: rimasero
l’insania senza voce e figure di muschio
che non sanno la distanza tra l’essere
e le nuvole
le nuvole che avvolgono
i percorsi del corpo
le orme di un virus che non cessa di
cantare la polvere, così facile
da soffiare. Piove. La pioggia
mi chiede di tacere.

 ***

144

 A contemplação da morte salva os homens,
dizia Epicuro. Ainda não sei
o que fazer, vou contemplando
os campos em volta, os vinhedos, os
moinhos e trago-te minha amiga
um ramo de orégãos – coisa melhor não tiveram os deuses
quando deuses houve. Orégãos
e cristais coloridos
nestas mãos que detêm o segredo
do ar bravio. Com elas te acaricio
antes que a terra me ofereça
outros tesouros. Cair assim
é una espécie de flutuação que salva
quem não espera salvação nenhuma.
Quando os corpos se amam
eleva-se un templo invisível
onde a fúria se instala –
nem só de vinho
se embriaga um homem.

144

 La contemplazione della morte salva gli uomini,
diceva Epicuro. Ancora non so
cosa fare, contemplo
i campi intorno, i vigneti, i
mulini e ti porto amica mia
un fascio d’origano – cosa migliore non ebbero gli dèi
quando ci furono dèi. Origano
e cristalli colorati
in queste mani che conservano il segreto
dell’aria tempestosa. Con esse ti accarezzo
prima che la terra mi offra
altri tesori. Cadere così
è una specie di fluttuazione che salva
chi non attende nessuna salvezza.
Quando i corpi si amano
si alza un tempio invisibile
dove la furia si installa –
non solo di vino
s’inebria un uomo.

***

234

 Acolho-me à sombra pura
do mar, à sua frescura de ovo
horizontal –
acolho-me à espuma do sal,
sentido soberano
da minha vida. Pois considero
que viver é despojar-me do desejo,
da ambição
e sentir, abandonado ao sol,
a água que amacia
a pedra do coração.

234

 Mi riparo all’ombra pura
del mare, alla sua freschezza d’uovo
orizzontale –
mi riparo nella schiuma del sale,
senso supremo
della mia vita. Considero io
che vivere è spogliarmi dal desiderio,
dall’ambizione
e sentire, abbandonato al sole,
l’acqua che ammorbidisce
la pietra del cuore.

 ***

241

 Quando me aproximo do mar
tudo me parece aceitável.
As ondas são folhas que vão
a caminho da perfeição.
Perfeito é pois quem do tempo
tem a longa paciência –
também a tenho quando escuto
a nervura mágica de tudo,
um tudo feito de sombras
que amaciam a pedra luminosa
que todas as coisas são.
Saltando de estação para estação
como se o caminho se fizesse,
sereno, entre o mar e o céu.
As ondas que vejo cair
também as sinto nas areias de mim
como se tudo, na barca deste mundo,
fosse mar e luz.
Por isso a minha vida é intensa
e velha como a paciência
que não cessa de se renovar
no sangue da pedra, e das aves.

241

 Quando mi avvicino al mare
tutto mi sembra accettabile.
Le onde son foglie che stanno
andando verso la perfezione.
Perfetto è quindi chi del tempo
ha la lunga pazienza  –
anch’io ce l’ho quando ascolto
la nervatura magica di tutto,
un tutto fatto d’ombre
che ammorbidiscono la pietra luminosa
che sta in ogni cosa.
Passando di stagione in stagione
come se il cammino procedesse
sereno, tra mare e cielo.
Le onde che vedo cadere
io le sento nelle sabbie ch’io sono
come se tutto, nella barca del mondo
fosse mare e luce.
Perciò la mia vita è intensa
e antica come la pazienza
che non cessa di rinnovarsi
nel sangue della pietra, e degli uccelli.

***

327

Levantei-me de madrugada.
Reguei a buganvília.
O mundo já não é o que era. 

327
 
Mi sono alzato all’alba.
Ho innaffiato la buganvillea.
Il mondo non è più com’era.

 ***

328

The bird of dawning singeth all night long.
Shakespeare, Hamlet, 1.1

Cego é o cio que me leva para dentro
de ti, onde já não estás. Apenas encontro
o vazio, trevas vazias. Ouço aves
que já não cantam. E tudo me dói
quanto regresso ao meu corpo triste
que sob a luz podre das últimas estrelas
fenece. Menos do que uma flor
caída – menos do que uma abelha
que ferrou outra vida. Regresso à morte,
ao outro nome da mãe na esperança
de encontrar alguma coisa, uns ossinhos
de eternidade, uma concha onde caiba o mundo,
que tão pouco vale. Como quem leva
os instantes que viveu à sombra destas árvores
para uma ilha que já não existe.
Mas o caos, meu amor, o desamor,
como poderei louvá-lo? 

328

The bird of dawning singeth all night long.
Shakespeare, Hamlet, 1.1

Cieca è la libidine che mi porta dentro
di te, dove ormai non ci sei. Trovo soltanto
il vuoto, tenebre vuote. Sento uccelli
che non cantano più. E tutto mi fa male
quando ritorno al mio corpo triste
che, sotto la luce marcia delle ultime stelle,
muore. Meno di un fiore
caduto – meno di un’ape
che ha perso un’altra vita. Ritorno alla morte,
all’altro nome della madre nella speranza
di trovare qualcosa, degli ossetti
d’eternità, una conchiglia dove entri il mondo
che vale così poco. Come chi porta
i momenti vissuti all’ombra di questi alberi
in un’isola che ormai non esiste.
Ma il caos, amor mio, il disamore,
come potrò lodarlo?

 ***

338

Esta manhã não lavei os olhos –
pensei em ti.

*

 Se o teu ouvido se fechou à minha boca
poderei escrever ainda poemas de amor?
A arte de amar não me serve para nada. 

*

 Um fogo em luz transformado.
Subitamente, a sombra.

*

 Há dias em que morro de amor.
Nos outros, de tão desamado,
morro um pouco mais.

 

338
 
Stamani non ho lavato gli occhi –
ho pensato a te.

*

Se il tuo orecchio si è chiuso alla mia bocca
potrò ancora scrivere poesie d’amore?
L’arte d’amare non mi serve a nulla.

*

Un fuoco diventato luce.
All’improvviso, l’ombra.

 *

Ci sono giorni in cui muoio d’amore.
Negli altri, così poco amato,
muoio un po’ di più.

 

 ***

353

Que para isso nasci:
Para viver na morte, e ela em mim.
Camões

Canto a espessura escura
do meu espanto. Nesta queda sem cura
levantar-me é tormento, não me basta
o levantamento. E assim de ser triste me contento
se uma palavra bem dita me diz do amor
o certo desconcerto; quando um verso
a morte recria com outra cor.

 

 

353

Che per questo sono nato:
Per vivere nella morte, ed essa in me.
Camões

 Canto l’oscura densità
del mio spavento. Nella caduta senza rimedio
alzarmi è già tormento, ma alzarmi
non mi basta. E così di esser triste m’accontento
se una parola gradita mi dice dell’amore
il certo sconcerto; quando un verso
la morte ricrea con altro colore.

 ***

363

Ascendo à falésia interior do meu corpo
tal uma canção perdida, un ritmo cantando na manhã
que na fonte amada irrompe
mas sou eu quem arde e crepita. O amor
é um lugar cintilante onde, por vezes,
a dor cai; um insecto, sob a luz,
basta; e pedras que foram diamante
desmoronam-se diante dos teus ossos
embaciados. E pesa como chumbo
o que foi água; e resvala como a água
a pedra que em repouso parecia. Ó escola de enredos
e de jogos que precedem a febre do amor,
ó saudade nocturna de quem bebeu o vinho e perdeu
a boca. Nas andanças do corpo a canção
ora vai na onda, ora apodrece
na praia deserta. E esse que foi lume e se funde
com os fungos da terra
já não se deita para o amor mas apenas
no júbilo da morte silenciosa
se deita. 

363
 
Ascendo alla falesia interiore del mio corpo
come una canzone perduta, un ritmo che aleggia nel mattino
che nella fonte amata irrompe
ma son io chi arde e scoppietta. L’amore
è un luogo scintillante dove, a volte,
il dolore cade; un insetto, sotto la luce
basta; e pietre che furono diamanti
si sbriciolano davanti alle tue ossa
appannate. E pesa come piombo
ciò che fu acqua; e scivola come l’acqua
la pietra che ferma sembrava. Oh scuola d’intrecci
e di giochi che precedono la febbre dell’amore,
oh nostalgia notturna di chi ha bevuto il vino e perso
il gusto. Nel movimento del corpo la canzone
ora va nell’onda ora marcisce
sulla spiaggia deserta. E quel che è stato fuoco e si fonde
con i funghi della terra
non giace più per l’amore ma soltanto
nel giubilo della morte silenziosa
giace.

 
 
       
 
 
 

 

 

     

 

 

 

 

 

 

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