es infinita esta
riqueza abandonada
esta
mano no es la mano ni la piel de tu alegría
al
fondo de las calles encuentras siempre otro cielo
tras el cielo hay siempre otra hierba playas distintas
nunca terminará es infinita esta riqueza abandonada
nunca supongas que la espuma del alba se ha extinguido
después del rostro hay otro rostro
tras la
marcha de tu amante hay otra marcha
tras el canto un nuevo roce se prolonga
y
las madrugadas esconden abecedarios inauditos islas remotas
siempre será así
algunas veces tu sueño cree haberlo dicho todo
pero otro sueño se levanta y no es el mismo
entonces tú
vuelves a las manos al corazón de todos de cualquiera
no
eres el mismo no son los mismos
otro saben la palabra tú la ignoras
otros
saben olvidar los hechos innecesarios
y
levantan su pulgar han olvidado
tú
has de volver no importa tu fracaso
nunca terminará es infinita esta riqueza abandonada
y
cada gesto cada forma de amor o de reproche
entre las
últimas risas el dolor y los comienzos
encontrará el agrio viento y las estrellas vencidas
una máscara de abedul presagia la visión
has querido ver
en
el fondo del día lo has conseguido algunas veces
el
río llega a los dioses
sube
murmullos lejanos a la claridad del sol
amenazas
resplandor en frío
no
esperas nada
sino la ruta del sol y de la pena
nunca terminará es infinita esta riqueza abandonada
(Da Obra poética, Buenos Aires, Ediciones Corregidor, 1976)
è
infinita questa ricchezza abbandonata
questa mano non è la mano né la pelle della tua allegria
in
fondo alle strade trovi sempre un altro cielo
dietro il cielo c’è sempre un’altra erba spiagge differenti
mai finirà è infinita questa ricchezza abbandonata
mai supporre che la spuma dell’alba si sia estinta
dopo il volto c’è un altro volto
dietro l’andare del tuo amante un altro andare
dietro il canto un nuovo tocco si prolunga
e
le albe celano abbecedari inauditi isole remote
sempre sarà cosí
alcune volte il tuo sogno crede d’averlo detto tutto
però un altro sogno affiora e non è lo stesso
allora ti volgi alle mani al cuore di tutti di chiunque
non sei lo stesso non sono gli stessi
altri sanno la parola tu la ignori
altri sanno scordare i fatti non necessarî
e
puntano il loro pollice hanno dimenticato
tu
dovrai tornare non importa il tuo fallimento
mai finirà è infinita questa ricchezza abbandonata
e
ogni gesto ogni forma d’amore o di rimprovero
fra le ultime risa il dolore e gli inizî
incontrerà l’acre vento e le stelle perdenti
una maschera di betulla predice la visione
hai voluto vedere
in
fondo al giorno lo hai ottenuto a volte
il
fiume giunge agli dèi
eleva mormorii lontani al bagliore del sole
minacci
splendore in freddo
non aspetti nulla
se
non la rotta del sole e della pena
mai finirà è infinita questa ricchezza abbandonata
(Traduzione dallo spagnolo di Enrico D’Angelo)
Notizia
Edgar Bayley (Buenos Aires, 1919-1990) ha partecipato al movimento
chiamato Invencionismo che, tra il 1946 e il 1948, ha significato
un radicale rinnovamento dell’arte in Argentina. La sua opera
poetica comprende i seguenti titoli: En común (1949), una
Antología (1954); La vigilia y el viaje (1961), El día (1968),
Obra poética (1976), Nuevos poemas (1981), una Antología personale
(1983), Alguien llama (1983). I suoi scritti teorici, sempre sulla
poesia e sulla comunicazione poetica, furono raccolti nel volume
Realidad interna y función de la poesía (1966). Ricordiamo anche i
suoi racconti, incentrati sulla misteriosa figura del Dott. Pi:
Memoria del Dr. Pi Torredell (1976) e Vida y memoria del Doctor Pi
y otras historias (1983). Ha scritto, inoltre, due opere teatrali:
Farsa de primavera (rappresentata nel 1951) e Dulioto (1953).