|
LUIS CHAVES
Poesie
scelte
Traduzione dallo spagnolo e cura di Raffaella Raganella
Luis Chaves è nato a San José, Costa Rica, nel 1969. Tre libri
caratterizzano la sua opera poetica: El anónimo (Ed. Guayacán,
Costa Rica, 1996), Los animales que imaginamos (Ed. Guayacán, 1997
e CONACULTA, México, 1998) e Historias Polaroid (Ed. Perro Azul/ICI,
Costa Rica, 2000). Los animales que imaginamos è la sua raccolta
più importante: inclusa nell’opera antologica Martes de Poesía en
el Cuartel de la Boca del Monte (Ed. Lunes, 1998) e nella rivista
del IX Festival Internacional de Poesía de Bogotá (PoesíaDigital.com,
2000), ha vinto anche il Premio Hispanoamericano de Poesía Sor
Juana Inés de la Cruz 1997. Ha inoltre pubblicato l’Antología de
la nueva Poesía costarricense (Ed. Línea Imaginaria, Ecuador,
2001). Dall’ottobre del 1998, Luis Chaves è coeditore della
rivista di poesia giovane latinoamericana “Los Amigos de lo Ajeno”,
pubblicazione inizialmente distribuita in Costa Rica e Argentina,
ma che si sta diffondendo anche nel resto del Sud America e in
Europa (da quest’anno è disponibile anche in Spagna: un successo
dovuto soprattutto alla versione online presente sul sito
www.amigosdeloajeno.org.).
Gli animali che immaginiamo
questo che vedi prima non esisteva. dice.
le
persone sistemano i cappelli.
cambiano posizione e sorridono dal foglio. è
agosto e piove con la voce di nina simone.
l’appartamento è un letto gigante.
dove scoprono le parti dure dell’amore.
fuori il mondo gira come sempre.
alcuni vivono aspettando l’autobus del ritorno.
altri di proposito danno indicazioni sbagliate.
in
una camera nel centro di san josè.
al
materasso fuoriescono le interiora.
mancano sedie per le domande.
ci
sono notti eccessive nei posacenere.
lei è una bambina che cresce
come la santa lucia tra le crepe del cemento.
seduto di fronte alla lampada.
lui congiunge le mani e appare un uccello sul muro.
guarda come cammina questo elefante. dice lei.
lui prepara un’altra sigaretta e cambia canale.
si
parla di dio. della morte.
nudi o con biancheria intima.
sotto le lenzuola le ginocchia sono teste attente.
lui legge racconti con il sangue in fiamme.
lei s’addormenta poco prima di piangere.
è
la voce di nina simone e piove come agosto.
ci
sono lattine vuote vicino le pantofole.
vestiti stesi nell’anima dei due.
dai lati opposti del tavolo.
i
loro sguardi s’incontrano
come se tornassero da villaggi lontani.
lei canta il blues della negra. confonde le strofe.
batte il tempo sull’orologio.
di
notte lui non chiude a chiave la porta
affinché la paura esca per una passeggiata.
ma
il tempo non capisce queste cose.
per lui sono tutti animali.
per tutti ci sono lezioni da imparare.
e
un venerdì c’è una crepa nell’aria.
la
porta sul retro spalancata.
un
uccello disegnato col carboncino vola sul muro.
in
un cassetto lontano tace nina simone.
così doveva essere. pensa lui.
che ormai non frequenta più certi posti.
e
a volte rimane calmo all’improvviso.
quando ascolta piccoli passi sul soffitto.
ricorda il tono impetuoso delle sue parole:
tutto l’inverno è agosto
e piove sempre come la sua
voce.
Los animales que imaginamos esto que ves antes no existía.
dice. / las personas acomodan sus sombreros. / corrigen sus
posturas y sonríen desde el papel. // es agosto y llueve con la
voz de nina simone. / el apartamento es una cama gigante. / donde
descubren las partes duras del amor. / afuera el mundo gira como
siempre. / unos viven esperando el autobús de regreso. / otros
adrede dan direcciones equivocadas. // en una habitación en pleno
centro de san josé. / al colchón se le salen las entrañas. /
faltan sillas para las preguntas. / hay noches desbordadas en los
ceniceros. / ella es una niña que crece / como la santalucía
entre las ranuras del concreto. / sentado frente a la lámpara. /
él junta sus manos y aparece un pájaro en la pared. // mirá cómo
camina este elefante. repite ella. / él enrola otro cigarrillo y
cambia de canal. / se habla de dios. la muerte. /
desnudos o en ropa interior. / bajo las sábanas las rodillas como
cabezas atentas. / él lee cuentos con la sangre en llamas. / ella
se duerme justo antes de llorar. // es la voz de nina simone y
llueve como agosto. / hay latas vacías junto a las pantuflas. /
ropa tendida en el alma de los dos. / desde los extremos de la
mesa. / sus miradas se encuentran / como regresando de pueblos
lejanos. / ella canta el blues de la negra. confunde las estrofas.
/ da golpecitos con el índice a su reloj. / de noche él deja sin
seguro la puerta / para que el miedo salga a caminar. / pero el
tiempo no entiende de estas cosas. / para él todos son animales. /
todos tienen lecciones que aprender. / y un viernes hay una grieta
en el aire. / la puerta trasera abierta de par en par. / un pájaro
dibujado con tiza negra vuela en la pared. / en un cajón remoto
calla nina simone. // así tuvo que ser. piensa él. / que ya no
frecuenta ciertos lugares. / y a veces se queda quieto de repente.
/
cuando escucha pasos minúsculos en el cielo raso. / recuerda el
tono atropellado de sus palabras: // todo el invierno es agosto /
y llueve siempre como su voz.
(Da Los
animales que imaginamos, Ed.
Guayacán, 1997)
***
Cerco di raccontare due storie
una bambina con le lentiggini e il vestito rosso.
una casa dipinta di bianco.
sulla terrazza una sedia a dondolo.
la
bambina seduta sopra.
pili entra di corsa. chiude la porta.
porta pantaloni di cotone.
un
vecchio maglione con buchi nelle maniche.
mi
guarda. e posso vedere sulle sue guance il punto dove
a
volte c’erano le lentiggini.
la
bambina sulla sedia a dondolo
ha
un aereoplanino in una mano.
una bambola con il vestito rosso nell’altra.
l’aereo vuole volare.
la bambola è senza testa.
pili ride con quelle piccole labbra. poi se ne va.
io
rimango e sminuzzo l’aria.
per trovare i resti della sua voce.
la
bambola alza il vestito.
la
bambina toglie le lentiggini con un fazzoletto.
l’aereo si rompe in mille pezzi ai suoi piedi.
io
non ho la testa.
solo un quadro rosso e bianco e rosso.
e mi avvicino alla cieca.
e con il dito voglio chiudere
quei buchi nelle maniche di pili.
affinché non le scappi l’anima
Trato de contar dos cuentos una niña de pecas y vestido rojo.
/ una casa pintada de blanco. / en la terraza una mecedora. / la
niña sentada en ella. // pili entra de prisa. tira la puerta. /
lleva pantalones de algodón. / un suéter viejo con agujeros en las
mangas. / me mira. y puedo ver el lugar en sus mejillas / donde
alguna vez proliferaron pecas. // la niña de la mecedora / tiene
un avión de juguete en una mano. / una muñeca de vestido rojo en
la otra. / el avión quiere volar. / la muñeca no tiene cabeza. //
pili ríe con labios diminutos. luego se va. / yo me quedo y
desmenuzo el aire. / para encontrar restos de su voz. // la muñeca
se levanta el vestido. / la niña borra sus pecas con un pañuelo. /
el avión se rompe en pedazos a sus pies. // yo no tengo cabeza. /
solo un cuadro rojo y blanco y rojo. / y me acerco a ciegas. / y
quiero tapar con el dedo / esos agujeros en las mangas de pili. /
para que no se le escape el alma
(Da Los
animales que imaginamos, Ed.
Guayacán, 1997)
***
Rivelazioni in un caffè della piccola Italia
gli specchi sono come finestre.
sulla parete in fondo vedo la strada che si moltiplica.
fuori la sera scende sulla città.
come un tappeto di luce e auto e molta gente.
gente straniera intorno a me
seduto tra italiani e i gradini di roma.
e
la mia testa che pensa a varie cose:
a
un pianoforte con le ali agganciato ad un orecchio.
a
un paio di scarpe appese a un filo elettrico.
a
te che sicuramente dirai “neanche oggi”
mentre occhi di bambola ti spiano
e
un aereo giocattolo vola e volteggia
come una farfalla.
in
verità qui non ci sono tante farfalle.
forse è per questo che le disegnano sulle camicie. sui poster.
sulle stoviglie.
perché come sarebbe una città senza questi aeroplanini?
non ci sono farfalle ma trovo persone che vanno di fretta
per motivi che io non conosco.
o
forse per una sensazione simile a quella che mi fa sedere
e
guardare la bava lasciata dal tempo mentre passa.
allora tutte queste persone. in fin dei conti.
non sono così estranee.
e
anche se non sono interessate
al
mio pianoforte volante.
né
alle scarpe da equilibrista.
né
alla tua bambola spia.
qualcosa di me sanno così come io di loro.
ed
è per questo che logicamente.
quasi
sempre.
le
finestre sono come specchi
Revelaciones en un café de la pequeña italia los espejos son
como ventanas. / en la pared del fondo veo la calle duplicándose.
/ afuera la tarde se extiende sobre la ciudad. / como una alfombra
de luz y autos y mucha gente. // mucha gente ajena a mi estar acá
sentado / entre italianos y las gradas de roma. / y a mi cabeza
que piensa en asuntos diversos: / un piano con alas prendido de
una oreja. / un par de zapatos que cuelga del tendido eléctrico. /
en vos que seguramente dirás hoy tampoco / mientras te espían unos
ojos de muñeca / y un avión de juguete que vuela dando brincos /
como una mariposa. // acá no hay tantas mariposas de verdad. /
quizás por eso las dibujan en camisetas. afiches. / avajillas. /
porque ¿cómo sería una ciudad sin esos avioncitos? / no hay de
esas pero sí hay personas apuradas / por alguna razón que
desconozco. / o tal vez por algo similar a lo que me mueve a
sentarme / y mirar la baba que deja el tiempo en su camino. //
entonces todas estas personas. a fin de cuentas. / no son tan
extrañas. / y aunque no les importe / mi piano volador. / ni los
zapatos del equilibrista. / ni tu muñeca espía. / algo mío saben y
yo de ellas. / y es por eso que más bien. / casi siempre. // las
ventanas son como espejos
(Da Los
animales que imaginamos, Ed.
Guayacán, 1997)
***
Dopo un recital
la
metà sono amici.
come prova massima di solidarietà.
l’altra metà ha sbagliato bar.
però non sta bene alzarsi. e fuori piove.
cosicché beh. che si può fare.
in
mezzo a più sedie vuote che bottiglie.
i
poeti si avvicinano al microfono con la mano destra dietro.
la
sinistra cerca di calmare il foglio impazzito per il
panico.
non manca mai il signore erudito:
–
questa non ha unità tematica. quella è formale.
Forse non sono proprio loro a dire: la vita è poesia?
sarà forse che la vita non arriva con ordine
ma
a calci e con la schiuma alla bocca?
per alcuni è un fatto di metrica e regole.
come se la tristezza facesse rima.
o
la solitudine visitasse i giorni pari.
non sarà che la poesia è queste sedie vuote.
il
tipo che sbadiglia a quel tavolo in fondo.
l’autobus che va fermato lanciandosi davanti.
sarà forse arrivare ad un viale dopo il carnevale?
Después de un recital la mitad son amigos. / como prueba
máxima de solidaridad. / la otra mitad equivocó el bar. / pero es
mal visto levantarse. y llueve afuera. / así que bueno. qué se le
va a hacer. // entre más sillas vacías que botellas. / los poetas
se acercan al micrófono con la derecha atrás. / la izquierda
intenta calmar al papel enloquecido de / pánico. // nunca falta el
señor erudito: / – éste no tiene unidad temática. aquel formal. //
¿acaso no dicen ellos mismos: la vida es poesía? // ¿será que la
vida no llega en buen orden / sino a patadas y con espuma en la
boca? / para algunos es un asunto de métrica y reglas. / como si
la tristeza rimara. / o la soledad visitara en días pares. // no
será que la poesía es esas sillas desiertas. / el tipo que bosteza
en la mesa del fondo. / el autobús que hay que alcanzar
lanzándosele en frente. // ¿será llegar a una avenida después del
carnaval?
(Da Los
animales que imaginamos, Ed.
Guayacán, 1997)
***
Opzioni
potrei semplicemente
raccontarti una storia più allegra.
magari lavarmi i piedi prima di entrare.
o regalarti uno specchio.
ma
la questione non è così semplice
ed
ha bisogno di molta attenzione.
quasi per cancellare le orme
di
questi animali del cuore.
che palpitano e vogliono uscire dalla bocca.
a
volte fanno vedere le loro parti strane.
ed
è così quando rimango come muto
e tu non capisci.
e
neanche io so spiegarti.
per questo preferisco entrare nel tuo petto
con le scarpe sporche.
affondare la testa nel tuo specchio.
come in un muro d’acqua
e lasciarli uscire
finché il tuo corpo non diventa uno zoo.
così che io possa farti visita tutte le domeniche
Opciones podría sencillamente / contarte una historia más
alegre. / quizás lavarme los pies antes de entrar. / o regalarte
un espejo. // pero el asunto no es ni tan sencillo / y necesita
mucha mente. / para borrar casi las huellas / de esos animales del
corazón. / que palpitan y quieren salirse por la boca. / a veces
asoman sus partes curiosas. / así es cuando me quedo como mudo / y
vos no entendés. / y yo tampoco sé explicarte. // por eso mejor
entro en tu pecho / con los zapatos sucios. / hundo mi cabeza en
tu espejo. / como en una pared de agua. / y dejo salir a aquellos
// hasta que tu cuerpo sea un zoológico. / y yo pueda visitarte
todos los domingos
(Da Los
animales que imaginamos, Ed.
Guayacán, 1997)
***
Lei parla uccelli io
cercavo un giochetto con le ruote.
un
pennello. un costume da trapezista.
sola sul davanzale delle finestre
apri la bocca e fai volare uccelli di fumo
che mi beccano con colpi sicuri.
e
io non mi difendo.
già in strada.
penso al silenzio. ai suoi pesanti artefatti.
e
ai tuoi occhi. che parlavano di qualcosa simile al dolore.
non so se ti ricordo.
o
se voglio essere la mano che asciuga la tua guancia
e
corre timida sulle tue labbra quando si muovono
e
dicono cose che volano nell’aria come insetti
colorati.
che sono belli. però non credere.
a
volte inarcano il dorso e mostrano le zanne.
sulla parete ci sono macchie nuove.
crepe improvvise come questa storia
che inizia con una birra a metà.
e
finisce in questa stanza dove tu non sei.
e
volevo tanto vederti qui. con i tuoi uccelli e tutto il resto.
forse invento soltanto racconti.
ma
è certo che queste macchie prima non c’erano.
o
non le vedevo. e neanche le crepe.
e
stare solo già non è più lo stesso
Ella habla pájaros yo buscaba un juguete de ruedas. / un
pincel. un disfraz de trapecista. // única en tu mesa de las
ventanas. / abrís la boca y vuelan pájaros de humo / que me clavan
sus picos certeros. / y yo no me defiendo. // ya en la calle. /
pienso en el silencio. en sus prolijos artefactos. / y en tus ojos.
que hablaban de algo parecido al dolor. // no sé si te recuerdo. /
o si quiero ser la mano que seca tu mejilla / y llega tímida a
tus labios cuando se mueven / y dicen cosas que flotan en el aire
como bichitos de / /colores. / que sí muy lindos. pero no te creás.
/ a veces se erizan del lomo y muestran sus colmillos. / en la
pared hay manchas nuevas. / grietas súbitas como esta historia /
que empieza con una cerveza a medias. / y termina en esta
habitación donde no estás. / y quisiera verte tan aquí. con tus
pájaros y todo. //
acaso sólo invento cuentos. / lo cierto es que esas manchas antes
no estaban. / o no las veía. ni las grietas. / y estar solo ya no
es lo mismo
(Da Los
animales que imaginamos, Ed.
Guayacán, 1997)
***
Quello che posso vedere
la
donna di sotto non stende i vestiti.
né
fa entrare nella sua casa fresca il lattaio.
sicuramente non pensa a botticelli.
quando. nuda di fronte allo specchio.
il
suo sguardo passa in rassegna le sue carni.
non piange per le cipolle.
sui fili del patio
si
asciuga la peluria pubica della notte.
apre la porta
per far arrivare aria fresca sui suoi fianchi.
larghi come la mia finestra
quando sono le nove e lei esce a passeggio
con i suoi ardori
repressi.
ieri notte ho visto due bambini gironzolare intorno al suo
giardino.
poi correvano spaventati per la luce improvvisa
e già non erano più tanto
bambini.
avevano negli occhi la smania inquieta del desiderio.
la
donna di sotto non mi conosce.
anche se sa che in questa stanza.
con carta e penna in mano.
qualcuno aspetta ogni giorno le nove.
per inventarla
Lo
que puedo ver la mujer de abajo no tiende la ropa. / ni recibe
con su casa fresca al lechero. / seguramente no piensa en
botticelli. / cuando. desnuda frente al espejo. / su mirada pasa
lista de asistencia a la carne. // no llora lágrimas de cebolla. /
en los alambres de su patio / se secan los vellos púbicos de la
noche. // abre la puerta / para dar aire fresco a sus caderas. /
amplias como mi ventana / cuando son las nueve y ella sale a
pasear / con sus fuegos apretados. // anoche vi dos niños rondando
su jardín. / luego corrían asustados por la luz repentina. // y ya
no eran tan niños. / llevaban en sus ojos la baba inquieta del
deseo. // la mujer de abajo no me conoce. / aunque sabe que en
esta habitación. / papel y lápiz en mano. / alguien espera
diariamente las nueve. / para inventarla
(Da Los
animales que imaginamos, Ed.
Guayacán, 1997)
***
La
piccola del cantuccio oscuro
Mamma voleva che fossi donna
e
che non piovesse nove mesi all’anno
e
che papà la portasse a ballare qualche volta.
Ma
era più probabile svegliarmi un giorno con le tette
o
un cambiamento anomalo del clima,
piuttosto che don Luis la invitasse per un bolero.
Ormai sono molti anni che mia madre non sogna più,
oggi aspetta la vecchiaia come ultimo tramite.
Questa donna che molte mattine
ha
lavato e asciugato quei piedi che più tardi
ballarono con lei una sola volta,
si
siede tutti i giorni sui gradini di casa sua
a
guardare il ballo vittorioso della pioggia.
E
per aspettare le mie chiamate,
ogni volta meno frequenti,
ormai non si può più neanche alzare
per il peso di così tanta musica morta nelle sue gambe.
La
bajita del rincón oscuro Mamá quería que yo fuera mujer / y
que no lloviera nueve meses al año / y que papá la sacara a bailar
de vez en cuando. / Pero era más probable amanecer un día con
tetas / o un cambio anómalo del clima, / antes que don Luís la
convidara un bolero. // Hace varios años que mi madre dejó de
soñar, / hoy aguarda la vejez como un último trámite. / Esa mujer
que muchas mañanas / lavó y secó los pies que más tarde / una sola
vez bailaron con ella, / se sienta todos los días en las gradas de
su casa / a mirar el baile victorioso de la lluvia. / Y para
atender mis llamadas, / cada vez menos frecuentes, / ya ni
siquiera puede levantarse / por el peso de tanta música muerta en
sus piernas.
(Da Historias Polaroid, Ed. Perro Azul/ICI, 2000)
***
Bollettino meteorologico mattutino
Confondevi le previsioni del tempo
con l’oroscopo.
Il
notiziario prevede sempre:
nuvole in serata, piogge isolate durante la notte
e
per te era colpa del karma.
Quest’anno avremo un inverno prolungato
ma
il resto degli oggetti e degli avvenimenti
non presenterà altri cambiamenti
se
non i sottili peggioramenti dell’età.
Tutto continua nello stesso modo.
Proprio ora posso vedere dalla mia stanza
il
camion del mattatoio,
che, mese dopo mese, ogni giorno della settimana
staziona all’alba di fronte alla macelleria.
Lì
vanno gli stivatori,
le
carni congelate sulle spalle.
Un’aria gelida esce dalla cella frigorifera
e
conferisce al lavoro degli uomini
un’aura di mistero.
Forse è più sano
portare carni congelate alle quattro di mattina
che guardare dalla finestra
come lo fanno gli altri.
Forse è meno nocivo
caricare cose morte sulle spalle
che immagazzinarle nella testa.
Forse potresti avere ragione,
ciò che non finisce all’improvviso svanisce,
che la filosofia è fragile come lo zodiaco,
e
che oggi il mio sarà:
venti freddi dall’interno,
inutili flashback isolati,
mente nuvolosa per il resto dell’anno.
REPORTE METEOROLÓGICO A.M. Confundías el pronóstico del tiempo /
con el horóscopo. / Alerta siempre del noticiero: / tarde nubosa,
lluvias aisladas por la noche / y para vos era culpa del karma. //
Este año tendremos un invierno prolongado / pero el resto de
objetos y acontecimientos / no presentará otros cambios / que las
sutiles degradaciones de la edad. // Todo sigue idéntico. / Ahora
mismo puedo ver desde mi cuarto / el camión del matadero, / aquel
que, mes a mes, cada día de semana / se estaciona de madrugada
frente a la carnicería. / Allí van los estibadores, / los despojos
congelados al hombro. / Un aire helado sale del contenedor / y
logra darle un matiz misterioso / al trabajo de los hombres. //
Quizás sea más sano / jalar reses congeladas a las cuatro a.m. /
que mirar desde una ventana /
cómo otros lo hacen. / Tal vez sea menos nocivo / cargar cosas
muertas en la espalda / que almacenarlas dentro de la cabeza. //
Se me ocurre que podrías tener razón, / que lo que no acaba
abruptamente se desvanece, / que la filosofía es tan frágil como
el zodiaco, / y que hoy el mío leería: / vientos fríos desde el
interior, / aislados flashbacks inútiles, / mente nubosa el resto
del año.
(Da Historias Polaroid, Ed. Perro Azul/ICI, 2000)
***
Ringside
Fu
il miglior incontro di Alí
o
di Cassius Clay, come lo chiamava lui,
lui, che rifiutava di accettare
il
suo nuovo nome musulmano.
Quel negro alzava i guantoni
e
trasformava il quadrilatero
in
una pista da ballo.
Alcuni anni dopo capii
che quello fu il mio primo incontro con la poesia.
Tra il quinto ed il sesto round
papà abbassò la guardia per la prima ed ultima volta,
senza smettere di guardare la TV disse:
non volevo sposare tua madre
anche se tu eri già nato,
ero innamorato di un’altra.
Nell’album di famiglia
conservo una vecchia foto di Alí
proprio mentre metteva KO Foreman in Zaire.
È
la mia foto preferita di mamma.
RINGSIDE Fue la mejor pelea de Alí / o de Cassius Clay, como
él lo llamaba, / negándose a aceptar / su recién adquirido nombre
musulmán. // Ese negro levantaba los guantes / y convertía el
cuadrilátero / en una pista de baile. / Años después comprendí /
que ese fue mi encuentro inicial con la poesía. // Entre el quinto
y sexto round / papá bajó su guardia por primera y última vez, /
sin dejar de ver la tv dijo: / no me iba a casar con su máma /
aunque usted ya había nacido, / estaba enamorado de otra. // En el
álbum familiar / tengo un viejo fotoposter de Alí / justo cuando
noqueaba a Foreman en Zaire. / Es mi foto preferida de mamá.
(Da Historias Polaroid, Ed. Perro Azul/ICI, 2000) |