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MAY MURR
Poesie
inedite
Traduzione dal francese e cura di Bartolomeo Pirone
Nota introduttiva
May Murr nasce ad Ain Saade, in Libano, il 29 aprile 1929, sposerà
Alfred Murr, originario di Btéghrine, anima di ogni sua
ispirazione e corpo di ogni sua emozione, e avrà, fertile grembo
di sospirata vita d’Oriente, cinque figli: Lina, romanziere,
storica, docente universitaria; Nada, dottore in biochimica; Kamal,
ingegnere e direttore d’imprese, tragicamente morto per salvare il
figlioletto dal fuoco; Hadi, autore, teologo, matematico e
inventore; Arz, anch’egli ingegnere e valido impresario.
Tra i vari titoli accademici e diplomi le piace esibire la licenza
in Storia e Geografia conseguita presso l’Accademia Libanese di
Belle Arti; il diploma di Studi Superiori in Geografia
dell’Università di Lione e il titolo conseguito dopo la
discussione della sua tesi di dottorato su “Geopolitica Libanese”.
È stata docente di Letteratura, Matematica, Storia, Storia
dell’Arte, Geografia e Geopolitica nelle più prestigiose sedi
didattiche del Libano, soprattutto all’Università Libanese.
I
differenti orizzonti dei suoi percorsi formativi hanno contribuito
ad una sua poliedrica e variegata testimonianza di scrittura e di
cultura, grazie alla quale compone con disinvoltura e padronanza
in libanese, in arabo classico e in francese. Nella prima lingua
scrive la straordinaria tragedia dal titolo Elissa, in cui
rielabora il modulo narrativo della dolorosa vicenda d’amore della
regina di Cartagine; la raccolta di poesie amorose Bxebbaq, in
strofe di sette versi sul registro classico, considerate “Una
melodia d’amore di polivalente bellezza”; una raccolta poetica dal
titolo Du Printemps pour mes Fleurs; due raccolte di dialoghi
d’amore in prosa poetica dal titolo Sur la Joue de Ma Rose, la
prima, e Minute de Roses, la seconda; una raccolta su amore e
guerra dal titolo Dialogue du Verbe et de l’Epée. Nella stessa
lingua ha tradotto ella stessa estratti del dramma epico del
Libano dal titolo “La Lubnaniyada” e ha scritto numerosi articoli
e altre poesie di vario genere sulla rivista Lubnàn.
In
francese scrive di poesia, di storia e di dolorosi avvenimenti che
hanno segnato la sua maternità. Nel 1967 scrive Pourquoi les Roses?
deliziosa carrellata di poesie d’amore in versi classici e liberi
la cui forte tinta simbolista si riproporrà in Penchent leur Tête
les Épis di due anni dopo, pervasa di commosse intuizioni
evocative di Dio, del Libano, dell’amore, della guerra e della
natura, anch’essa in versi classici e liberi. Solo un anno dopo
compare la misticheggiante e religiosa raccolta Il s’agit d’un
Rien d’Amour, una sorta di breviario poetico per le ore dolorose
del giorno che vogliono fede, la cui struttura stilistica è dalla
stessa Murr considerata “poesia in prosa”. Altre due raccolte
poetiche già da tempo stampate sono Quatrains del 1971 e Poésie
Trismegiste del 1994 in verso classico, frammezzate dall’opuscolo
in poesia e prosa che nel 1987 May Murr dedica al figlio Kamal
sotto il titolo Kamal ou l’Histoire d’un Héros, dove più che
contro il fato o la tragedia ella, poetessa ognora in preghiera,
ama celebrare l’eroismo che si immola per la salvezza altrui.
In
arabo classico, invece, la sua produzione è quasi un debito di
riconoscenza per un paese la cui cultura è anche, ed
essenzialmente, legata all’arabismo. Non scrive un granché, in
verità. Solo uno sparuto numero di otto o dodici favole da lei
adattate ed illustrate dalla figlia Lina per l’infanzia e una
lunga serie di articoli e poesie pubblicati qua e là su quotidiani
e riviste libanesi. Da tempo ha intenzione di raccogliere tutto
questo materiale e ripubblicarlo in dieci volumi di cui ha già
stilato i titoli.
Grazie a questa sua notevole produzione letteraria, unitamente ad
una instancabile attività di conferenziere (sembra avesse tenuto
più di duemila conferenze già fino al 1975, vigilia della guerra
libanese), contesa tra le varie istituzioni culturali del Libano e
dell’Estero, di animatrice e ideatrice di emissioni radiofoniche e
televisive (più di mille), May Murr è stata insignita di diversi
premi letterari. Di fatto, nel 1968 le viene conferito Le Prix
Saïd Akl; nello stesso anno consegue Le Prix des Gens de Lettres
de France; nel 1969 Le Prix de la Rose des Poètes, de Paris; nel
1974 Le Prix de Fakhreddine; nel 1999 Le Gran Prix Europa. Ella
stessa ha istituito, in memoria del figlio scomparso
prematuramente, Le Prix Kamal Murr che viene assegnato ad eminenti
personalità libanesi e straniere che “si distinguano per
straordinari servigi resi a Dio e al Libano”.
I
suoi interessi e competenze in campo teologico, filosofico,
politico, letterario, artistico, storico, geografico e sociale ne
fanno una delle più significative e insigni donne del panorama non
solo libanese, ma di tutti i paesi arabi e d’Occidente sì da
rivestire, degnamente e con fierezza, come ella stessa sottolinea,
la carica di Presidente de l’Accadémie de la Pensée Libanaise.
Non pochi, in patria, l’hanno altamente stimata come il generale
Aziz Ahdab che, nel conferirle il Premio Fakhreddine nel 1974 già
diceva di lei: “Di cultura enciclopedica, è polivalente quanto a
talenti, attività e carismi. Durante tutto l’arco della sua vita
ella ha saputo conservare un equilibrio tra la vita, l’etica e le
cose dello spirito. Sposa e madre modello, è nello stesso tempo
donna di Lettere e di Scienze che scrive tanto di prosa quanto di
poesia, da autentica persona dedita alla scienza...Oltre alle sue
raccolte liriche, ha composto drammi ed epopee...Ha pubblicato
racconti, romanzi, saggi...Docente universitaria, May Murr ha
formato una generazione di docenti imbevuti dei più alti valori
morali, di scienza universale e di autentico nazionalismo. È
l’animatrice di un Salotto Letterario e la guida intellettuale di
un vero focolaio spirituale e intellettuale che raggruppa un
centinaio di eminenti scrittori, pittori e scultori...”.
Nelle sette poesie inedite che qui presentiamo in traduzione, May
Murr si conferma fantasiosa genitrice di universi compositi,
dentro i quali le pulsazioni della parola si sposano felicemente e
per sempre alla fedele testimonianza delle creature della natura.
Prevalgono, ancora una volta, i fiori e tra i fiori le rose.
Bartolomeo
Pirone
***
J’aime
J’aime,
j’aime, j’aime les fleurs
La rosée au
printemps, la lune,
Une évasion
d’étoile brune.
J’aime aussi
fleurir le bonheur.
De tes yeux
j’aime la chaleur,
Et voir,
quand nos mains ne font qu’une,
Jaloux
l’orage et la lagune.
Je t’aime
Cèdre des hauteurs...
Quelquefois
je vous aime, pleurs...
Puis du haut
de quelque tribune
Je vous sème
à tous flots, aux dunes
Dont j’aime
les airs baladeurs.
Quand tout
n’est que froide rancour
Lorsqu’hélas!
il ne reste aucune
Rose à
chérir, ni barque à hune,
J’aime
l’Amour, cour de mon cour.
Io
amo
Amo, amo, amo i fiori
La
rugiada a primavera, la luna,
Un’evasione di stella bruna.
Amo anche infiorare liete ore.
Degli occhi tuoi amo il calore
E
quando le mani tua e mia sono una
vedere geloso l’uragano e la laguna.
Io
ti amo Cedro delle alture.
Volta sì volta no vi amo, pianti...
Poi dall’alto di qualche tribuna
Vi
semino a flutti, per duna a duna
che amabili arie mi danno vaganti.
Quando tutto non è che freddo squallore
Quando, ahimè! non resta alcuna
rosa da amare né barca all’àncora
Io
amo l’Amore, cuore del mio cuore.
***
Constellation
Aimer... Je dis constellation
A Soleil
double, et joies fêtées
Par le Ciel
qu’émeut violon...
Toutes
idylles feuilletées.
Rêve, toi,
d’aimer. Etre aimé
Viendra seul.
A tout fruit sa sève
S’il ne
vient? N’en sois affamé,
Plus beau que
réel est le rêve.
Tes mots,
velours, dis-les, ajour
Brode
l’heure. Sois nuit à jour
Délices... Rien moins qu’un poème.
Fuse
allégresse, don suprême.
Aime en
Soleil Majeur ou n’aime
N’est jamais
vers luisant l’amour.
Costellazione
Amare... Lo chiamo costellazione
A
doppio sole, esultanze festeggiate
dal Cielo sprigionato da un violino...
Tutti idilli sfogliati tra sì e no.
Sogna, tu, di amare, ché essere amato
verrà solo. Ad ogni frutto la sua linfa
E
se non verrà? Non esserne avido,
Più bello che reale è sognare.
Le
tue parole, velluto, dille, ogni giorno
Ricama l’ora. Sii da notte a giorno
Delizie... Nulla meno che una poesia.
Diffondi allegrezza, supremo dono.
Ama in Sole Maggiore o non amare
Giammai fioca lucciola è l’amore.
***
Missive
d’amour
Jadis, l’âge,
désert était et solitude...
A l’heure où
ne savais invoquer notre Ciel,
Tu parus,
main tendue, avec sollicitude,
Et prêt à
tout donner: rire, soleil et miel.
Nommer?... Te nommerai désir au comble, rêve
Élu réalité,
sans feinte ni détour.
Pour Fleur
une saveur de vie, un jet de sève,
Ce que Terre
ignorait: le parfait de l’amour.
Qu’étais-je
avant? De vent! Dans le vent, folle épave
Ou biche au
bois errant, ne sachant que bramer,
Et qui
s’interrogeait: qui croire? qui blâmer?
Lors vient qui j’attendais... Délices doux et graves!
Que lui dire?
Il n’est pas missive plus suave
Que
d’apprendre à l’amour, notre leçon d’aimer.
Missiva d’amore
Un
tempo l’età deserto era e solitudine...
Là
ove invocare non sapevo il nostro Cielo,
Apparisti tu, tesa la mano, con sollecitudine
E
pronto a dare tutto: riso, sole e miele.
Chiamare?... Ti chiamerei desiderio al colmo, sogno
divenuto realtà, senza finzione e ambagi.
Per Fiore un sapore di vita, un fiotto di linfa,
Ciò che Terra ignorava: il perfetto dell’amore.
E
prima chi ero? Vento e nel vento impazzito relitto
O
cerva errante tra boschi, ignara di cosa bramare,
In
chi credere, mi chiedevo, chi biasimare?
Allora, il mio atteso giunge... Dolci delizie e gravi!
Che dirgli? Non v’ha missiva più soave
che insegnare all’amore, la nostra lezione d’amare.
***
Amour
Deux mains... Une prière, ô sublime mystère_D’un bouquet dit nos
doigts faits cierges, pour toujours,_En flèche s’élevant vers ciel
et, sur terre,_Indiquant des bonheurs qui nous créent chaque jour.__A
quoi le comparer notre âge?
Aux
féeries_Et ce Nous d’y bercer parfums, nos souvenirs..._Si la
larme jaillit mêlée à mes soupirs,_Le soleil s’en délecte et dans
tes yeux s’oublie,_Il me refait lumière... au feu, dit: ton
désir...__De toi l’Amour apprend, Aimé, comment on aime,_Comment
on devient Un.
Et Rossignol à Fleur_Fait: «Silence!» Où les mots sont baisers et
poèmes,_Je vous entends, dialogue où seuls parlent deux cours.
Amore
Due mani intrecciate... Una prece, o sublime mistero
D’un bouquet detto le nostre dita fatte ceri, per sempre,
Che al cielo s’alzano in verticale e sulla terra
Additano felicità che ci creano giorno a giorno.
A
cosa comparare la nostra età? A fantasmagorie
e
questo Noi vi culla in profumi, i nostri ricordi...
Se
il lacrimare ai miei sospiri misto sgorga
Il
sol se ne diletta e negli occhi tuoi s’oblia,
Di
me fa altra volta luce... al fuoco, detto: desiderio di te...
Da
te, Amato mio, l’Amore apprende come amare,
Come si diviene Uno. E Rosignolo a Fiore
Fa: “Silenzio!” Dove le parole sono baci e poesie,
Io
vi ascolto, dialogo dove unici parlano due cuori.
***
Splendeur
Or, à
l’aurore des splendeurs,_A l’heure où l’heure marquait:
«Rose»_(Etait-ce pour parler en fleurs,_Et de bien d’autres belles
choses ?)_Dès l’effloraison d’Univers,_Alors que naissaient prose
et vers,_Au temps où tout faisait féerie_(Ravie, ô vie de ma
vie,_ô moi) tu t’es confié printemps...__C’était pour me parler de
roses_Et de bien d’autres douces choses_Tu parles?
Parle, je m’entends...
Splendore
Ora, agli albori degli splendori,
Quando l’ora segnava: “Rosa”
(Era per parlare in fiori
E
di altre belle cose?)
Non appena fiorirono Universi,
Nel momento in cui nascevano prosa e versi,
Al
tempo in cui tutto faceva incantesimo
(Estasiata, o vita della mia vita,
oimè) Ti sei confidata primavera...
Era per parlarmi di rose
E
di altre dolci cose
parli? Parla, ch’io me ne intendo...
***
Tu
rêves?… C’est moi
Tu
rêves?... C’est mon doigt orné de tes soleils..._Assoiffé ton
appel! Au sommet de sa course,_Ah! Désaltère-toi... J’y serai soif
et source...__Si l’infini s’effeuille ébahi sur l’orteil_De Fleur,
la toute belle, ô ciel, je dis, ne cesse..._Noue et dénoue un bras
en l’exquise caresse...__Éperdu sur tes cils est le vacillement..._Ondulez,
ô parfums, où ma langueur ondule..._Que m’ombrage cet or... Et
délire, module_Les murmures des soirs ravis, éperdument.__Ce soir
une ferveur m’a dit de toi des choses_De zéphyr et de brise, il
m’a faite, ébloui,_Ton visage, d’extase... et, dans l’âme des
nuits,_Le moindre battement est vertige, inouï,_C’est pourquoi le
printemps trotte couru de roses.
Sogni?… Son io
Sogni?... È il mio dito ornato dei tuoi soli...
Assetato è l’invocar tuo! Ansimante al traguardo,
Ah! Dissetati... ora, ch’io sete sarò per te e sorgente...
Se
l’infinito, stupito, si sfoglia sull’alluce
Di
Fiore, la tutta bella, o cielo, io dico, non cessare...
Annoda e slaccia un braccio in deliziosa carezza...
Smarrito è tra le tue ciglia il vacillare...
Ondulate, fragranze, ove il mio languore ondula...
Quanto mi ombreggia quest’oro... E delirio modula
I
sussurri delle sere perdutamente in estasi.
Questa sera un ardore m’ha detto di te cose
Di
zeffiro e di brezza, il tuo viso sbocciato
mi
ha fatto d’estasi... e, nel cuor delle notti,
Il
battito più lieve è vertigine, inaudita,
Per questo la primavera saltella rincorsa da rose.
***
Ou le ciel
Jouent jets
argentés avec la nappe grise._Sur sa frise, égayée, une valse de
frises_Bariolant la fraîcheur, limpide à l’ombre et
doux_S’effeuille un papillon surgi je ne sais d’où.__Près de
l’âtre riant, tout se recueille et prie_Fend le temps une brise
éprise d’harmonie_Qui s’essaye en chansons... Écho d’un songe
pur,_Tel pipeau sifflotant s’émeut et meut l’azur.__Où sourire
est, fondus deux destins s’émerveillent._Se sent chez elle paix et
lumière veille_Sur nous. Tu n’as que faire, ô soleil, sous ce
toit.__Passe et repasse en biais, parfois joue à la
ronde,_Alentour, intrigué... mais j’ai dit à ce Monde_Qu’il était
l’Étranger! Où
le Ciel, tout m’est toi.
Dove il cielo
Giocano sprazzi d’argento con la tovaglia grigia
mentre ai bordi, divertita, qual valzer di fregi
Variegando la freschezza, limpida all’ombra e dolce
Si
sfoglia una falena venuta chissà da dove.
Presso il focolare ridente tutto si raccoglie e prega
Fende il tempo una brezza d’armonia vaga
Che a canticchiar s’industria… Eco d’un sogno puro,
come zufolo fischiettando si commuove e smuove l’azzurro.
Dove c’è sorriso, due destini uniti si fan maraviglia
Si
sente, dov’è, pace e luce veglia
Su
noi. Non hai che fare, sole, sotto questo tetto.
Passa e ripassa di traverso, gioca, a volte, nei paraggi,
D’intorno, incuriosito... ma ho detto a questo Mondo
Ch’esso m’è Straniero! Dove il Cielo, tutto è per me te. |