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FERNANDO ORTIZ
Poesie
scelte
Traduzione dallo spagnolo e cura di Gabriele Morelli
Nota introduttiva
Fernando Ortiz nasce
nel 1947 a Siviglia, la città che ha dato i natali a numerosi
poeti, fra cui il grande romantico Adolfo Gustavo Bécquer e, nel
Novecento, il premio Nobel della letteratura Vicente Aleixandre
e Luis Cernuda, esponenti significativi della prestigiosa
generazione poetica del 1927. Come dire che Ortiz ha davanti a
sé tutta una tradizione lirica andalusa, che ispira
profondamente la sua poesia.
Il suo primo libro,
Primera despedida (1978), propone una nota di intimo afflato
elegiaco, presente fin dal titolo (Primo congedo), a cui si
accompagna un sentimento di vaga disillusione, che vede la sua
ragione profonda nella coscienza della perdita dell’infanzia,
contemplata come un paradiso cancellato dal tempo. Motivi tutti,
insieme al segno di una malinconia propria della giovinezza, che
ritroviamo in Personae (1981), il secondo libro di Ortiz, dove
il paesaggio sivigliano con i profumi delle zagare e la luce
luminosa del cielo fa da sfondo al senso di una pena intima, che
accompagna il ritmo elegante e la cadenza precisa del verso.
Seguono altre raccolte di versi, come Vieja amiga (1984), Marzo
(1986), La ciudad y sus sombras (1986) e, più tardi, Recado de
escribir (1990), Un funcionario (1991), El verano (1992),
riunite poi nel volume Vieja amiga (1994); in cui di nuovo il
richiamo alla città di Siviglia – “antica amica” del poeta –
ripete ed estende il sentimento dolente di un percorso poetico
personale che traduce nei segni esterni del paesaggio familiare
la ricerca di una verità esistenziale. Siviglia, insomma, intesa
come spazio mitico che comprende anche la voce dell’uomo nelle
sue contraddizioni e aspirazioni quotidiane; ciò permette al
poeta un certo distacco e l’uso dell’autoironia, come avviene
anche nella poesia di Jaime Gil de Biedma, un autore da lui
ammirato.
Gli ultimi libri,
Moneditas (1996) e Posdata (1999), confluiti poi nella raccolta
generale in corso di stampa Versos y años, che accoglie anche
liriche inedite, confermano le qualità di un autore il quale,
nel solco della grande tradizione andalusa, propone una poesia
elegante dominata da un ritmo fluido e musicale, tendente a
riunire e fondere il canto elegiaco con la preoccupazione
esistenziale e la circostanza quotidiana dell’uomo moderno.
Occorre inoltre
ricordare che Ortiz è autore di importanti libri di critica (La
estirpe de Bécquer, Verso y gloria, Contraluz de la lírica), che
affrontano e chiariscono i caratteri e i presupposti estetici di
una tendenza lirica – da lui pienamente condivisa – presenti in
autori come Bécquer, Machado, Juan Ramón Jiménez e Cernuda. Per
ultimo, tra i più recenti contributi critici, si segnala il
volume Apuntes autobiográficos y otros papeles del 2001 in cui,
insieme ad alcune stampe e memorie personali, l’autore offre
interessanti analisi su aspetti relativi all’opera pittorica di
Ramón Gaya, Pedro Serna, Carmen Laffón, Joaquín Sáenz e su
alcuni poeti contemporanei, quali Fernando Villalón e Rafael
Alberti.
La poesia di Fernando
Ortiz, che ha ricevuto importanti riconoscimenti e premi
nazionali, è stata tradotta in varie lingue, fra cui quella
italiana.
Gabriele Morelli
***
Giardino d’autunno
A
José Luis García Martín
Come rosa appassita è la sera d’autunno:
si disfa nel tempo che
ogni cosa consuma.
Pensa oggi alla tua vita
sempre più spoglia:
ha lasciato cadere
lentamente le sue foglie.
Non pensare più. E
guarda solo la dolce sera
dello stanco autunno, le
foglie degli alberi
che il vento muove,
insonni, da un luogo all’altro.
Perché il vento le
muove? Cosa sanno le foglie?
Conosce forse il vento
il suo empito e il suo cammino?
JARDÍN DE OTOÑO A José Luis García
Martín Como rosa marchita es la tarde de otoño: / se
deshace en el tiempo que todo difumina. / Piensas hoy en tu vida
cada vez más desnuda: / fue dejando caer lentamente sus hojas. /
No pienses más. Y mira: Sólo la dulce tarde / del otoño cansado;
las hojas de los árboles / que el viento mueve, insomnes, de un
lugar hacia otro. / ¿Por qué el viento las mueve?, ¿saben algo
las hojas?, / ¿conoce el viento acaso su impulso y su camino?
***
Sere d’estate
A Rafael León
Nelle sere d’estate
cammini per la città con
occhi stanchi,
guardando al tramonto le
pietre antiche,
ogni volta più amate,
e il tuo spirito è
l’ultimo sole che le indora nella sera.
Nelle sere d’estate
il volo del rondone
attratto dalla terra
annuncia il temporale,
ed è presagio anche
l’ebbrezza del suo grido.
Ma poi l’uccello tace
quando giunge la notte.
Questa città del sud dove fiorisce il gelsomino
e dove il limone
scioglie il cuore degli amanti col suo alito
[d’oro,
è la stessa che senza
pietà contempla
il tuo ritorno nel buio
come uccello silenzioso.
TARDES DE ESTÍO A Rafael León En las
tardes de estío / andas por la ciudad con los ojos cansados /
mirando en el ocaso a las piedras antiguas, / cada vez más
amadas, / y es tu espíritu el sol último que las dora a la
tarde. // En las tardes de estío / el vuelo del vencejo por la
tierra atraído / presagia la tormenta, / y es el presagio
también la ebriedad de su grito. / Mas luego calla el pájaro
cuando llega la noche. // Esta ciudad del sur donde el jazmín
florece / y en donde el limonero deshiela el corazón de los
amantes con su aliento de oro, / es la misma que sin piedad
contempla / tu regreso a lo oscuro como ave silenciosa.
***
Voyeur
I
Assai sordida è la vita dell’uomo
che ora passeggia senza
meta. Crede
che nulla ha ormai
senso, e che il piacere
appartiene al passato.
Cammina adagio
e senza voglia. Accende
una sigaretta
e guarda con astio
intorno a sé.
II
Invadono la piazzetta gli effluvi
di zagare. La sera è
tiepida
e marzo sta per finire.
Già imbruna.
In un angolo nascosti
due giovani
dietro l’ombra e il loro
amore.
Lo sguardo dell’uomo li
scopre
e si sorprende. C’è
angoscia nel suo petto
e il desiderio esalta la
sua pelle.
III
Si
addentra nelle strade che conducono
al fondo della notte. Lo
inseguono
gli odori, la visione della piazzetta.
Ora sente il grigio dei
suoi capelli
come cenere dentro la
sua bocca.
Quando la luna lo
illumina va
con la testa reclina sul
suo petto.
VOYEUR I Muy
sórdida es la vida para el hombre / que ahora pasea sin rumbo.
Cree que nada / tiene sentido ya, y que el placer / pertenece al
pasado. Anda lento / y con desgana. Enciende un cigarrillo / y
mira con hastío en torno suyo.
II
Invaden la plazuela vaharadas / de azahar. Está la tarde tibia /
y finaliza marzo. Ya oscurece. / En un rincón dos jóvenes se
saben / tras la penumbra y tras su amor ocultos. / La mirada del
hombre los descubre / y se sorprende. Hay angustia en su pecho /
y la piel se estremece de deseo.
III
Se adentra por callejas que conducen / al fondo de la noche.
La persiguen / el olor,
la visión de la plazuela. / Ahora le sabe el gris de sus
cabellos / como ceniza dentro de su boca. / Cuando la luna le
ilumina lleva / la cabeza inclinada sobre el pecho.
***
Nella perfetta età
L’aroma del caffè, una sigaretta,
la lenta passeggiata
nella sera,
l’odore della terra
quando piove,
la grata chiacchierata
con un amico
e qualche rara pagina
goduta
sono il tuo amore alla
vita, i tuoi sensi.
Sono profonde le ferite
del tempo
sebbene nasconda a sua
volta le cicatrici.
La gioventù è passata, e
ciò che hai
maturità la chiamano gli
sciocchi.
EN
LA PERFECTA EDAD El sabor del café, el
cigarrillo, / el pausado paseo de la tarde, / el olor de la
tierra cuando llueve, / la grata charla con algún amigo / y
alguna rara página gozada / son tu amor a la vida, tus sentidos.
/ Ahondan las heridas con el tiempo / aunque oculte a su vez las
cicatrices. / La juventud pasó, y eso que tienes / es lo que
llaman madurez los necios.
***
Viene l’inverno
I
Viene l’inverno. No, non scoraggiarti.
Quanto dolore; gli anni,
disinganni.
E con passo incerto
guardi al futuro.
Sai quanto ti amo? Tu lo
sai?
E questo non serve?
Nulla a volte serve.
Ma davvero pensa a te
senza angoscia.
cosa vedi? Non mentire a
te stessa:
una donna dai tratti che
la vita
ha reso sempre più belli
e più intensi.
La piccola forza del
gelsomino
penetra come il tuo
sguardo.
Cammini eretta, un po’
in fretta,
poiché la strada è
dritta, ma le ombre
ti inseguono. Non
lasciarti raggiungere.
Non sai che sei luce e
che illumini
così, semplicemente, chi
ti avvicina?
A volte nulla serve, chi
lo ignora.
Ma non dimenticare
quella che sei,
così sarai, amore, molto
più bella.
II
Già
novembre. Che lunga e faticosa
e crudele fu quest’anno
l’estate.
Dal balcone guardo le
stelle
e in questo raro attimo
di quiete
penso alla vita: penso a
te, vita mia.
E so che non saprei cosa
dirti
degli anni trascorsi
insieme,
di quelli che forse
ancora verranno.
Come dirti che il
presente è vano
se la tua presenza non
gli infonde coerenza.
No, non sono
sciocchezze; io ti amo.
e ora che scende la
notte,
prima che scompaiono le
stelle, ho bisogno,
amore, della tua mano,
qui, vicino alla mia.
VIENE EL INVIERNO
I
Viene el invierno. No, no desfallezcas. / Cuánto dolor; los años,
desengaños. / Y, así, ves tu futuro con pie incierto. / ¿Sabes
cuánto te quiero?, ¿tú lo sabes? / ¿Y eso no sirve? Nada sirve a
veces. / Mas piensa en ti sin lástima, de veras. / ¿Qué es lo
que ves? No trates de mentirte: / Una mujer de rasgos que la
vida / ha ido haciendo más bellos y más hondos. / La menuda
viveza del jazmín / es penetrante como tu mirada. / Andas
erguida, un poquitín deprisa, / pues tu camino es recto mas las
sombras / te persiguen. No dejes que te alcancen. / ¿No sabes
que eres luz y que iluminas / de todo muy sencillo a quien se
acerca? / A veces nada sirve, quién lo ignora. / Pero no olvides
nunca lo que eres / y así serás, amor, mucho más bella.
II
Noviembre ya. Qué largo y fatigoso / y qué cruel este año fue el
verano. / En la terraza miro las estrellas / y en este raro
instante de sosiego / pienso en mi vida: pienso en ti, mi vida.
/ Y sé que no sabría qué decirte / sobre los años que pasamos
juntos, / sobre los que quizás aún nos esperan. / Cómo
contarte que el presente es vano / si tu presencia no le da
constancia. / No, no son niñerías; yo te quiero. / Y necesito,
ahora que anochece, / antes que se retiren las estrellas,
/ amor, tu mano, aquí, junto a la mía.
***
Ad
alte ore
In
queste ore di novembre e freddo,
interminabile, poiché il sonno tarda
e l’alba ormai
inoltrata,
a quarant’anni della mia
vita,
metto da parte la
letteratura
per dire infine quello
che m’importa.
Restare senza sigarette, che fastidio!
A
ALTAS HORAS En estas horas de noviembre
y frío, / inacabable, porque el sueño tarda, / muy avanzada ya
la madrugada, / a los cuarenta años de mi vida, / quiero dejarme
de literaturas / para contar al fin lo que me importa. //
Quedarme sin tabaco, qué fastidio.
***
La siesta
Che lento abbandono dei sensi
quando giunge la siesta
dell’estate.
Il sole è alto, l’ora
già infuocata
e perciò crepitano le
cicale.
Che solitudine quella
del sole alto.
Nei campi andalusi, che
silenzio profondo.
Come a chi scende in una
fonte occulta,
ci invade la fresca
sonnolenza
e lasciamo dietro un
mondo ardente
per la interna e ombrosa
cantina.
Quando il sole splende
più che mai,
l’uomo si addentra nelle
sue gallerie,
torna al principio, alla
fine, a ciò che è suo.
A questo suo pensiero
dove solo
morte, siesta e amore
aprono i loro rami.
LA
SIESTA Qué lento disgregarse los
sentidos / cuando llega la siesta del estío. / Alto el sol, es
de fuego ya la hora / y por eso crepitan las cigarras. / Qué
soledad tan fiel la del sol alto. / En el campo andaluz, qué
hondo silencio. / Como el que en una alberca se desliza, / la
fresca somnolencia nos invade / y dejamos atrás un mundo
hirviente / por la sombrosa e interior bodega. / Mientras el sol
esplende como nunca, / se interna el hombre entre sus galerías,
/ vuelve al principio, al fin, a lo más suyo. / A este
ensimismamiento donde sólo / muerte, siesta y amor abren sus
ramos.
***
Estensione dell’ombra
Nel balcone si è insediata l’ombra
e nulla più si scorge,
non c’è alcuna luce.
Come l’ombra distende il
suo sguardo,
se mi guardo, me stesso,
sono ombra.
Credevo d’essere seduto
nel teatro
delle ultime luci della
sera,
con i sensi desti. Anche
se a volte
ho provato sconforto, fu
sempre vita.
E ora mentre scende la
notte
sento che il mio corpo
sprofonda con l’ombra.
EXTENSIÓN DE LA SOMBRA En el balcón la
sombra se ha instalado / y ya nada se ve, no hay luz apenas. /
Como la sombra extiende su mirada, / si me miro a mi mismo,
yo soy sombra. / Creía estar sentado ante el teatro / de las
últimas luces de la tarde, / los sentidos despiertos. Aunque a
veces / sintiera desazón, siempre hubo vida. / Y ahora que lo
noche va cayendo / siento que el cuerpo se hunde con la sombra.
***
Anni
Marzo del novantacinque.
Un uomo solo scrive.
È imbronciato
e mette tutto il suo
impegno
nel verificare se vive
o è un sogno.
Il
tempo dell’infanzia,
poi quello della
giovinezza
che se ne va.
E viene la maturità
– la presunta pienezza –
ed è giunta.
Cosa ci resta del presente?
Del passato e del
futuro,
che cosa attendiamo?
Solo la trasparente
certezza di ciò che è
insicuro
nelle mani…
AÑOS Marzo del noventa y cinco. / Un
hombre solo que escribe. / Frunce el ceño / y pone todo su
ahínco / en averiguar si vive / o es un sueño. // El tiempo de
la niñez, / luego el de la juventud / que se va. / Y viene la
madurez / – la presunta plenitud – / y ya está. // ¿Qué nos
queda del presente? / Del pasado y del futuro, / ¿qué esperamos?
// Tan sólo la transparente / certeza de lo inseguro / en las
manos…
***
Il balcone
Nella strada c’è una casa,
la casa ha un balcone
e al balcone si affaccia
un bimbo
tra i gerani in fiore.
Sotto c’era la vita;
il frastuono e i
richiami,
passi, voci, rumori,
echi,
i fischi dell’arrotino…
–
E, a volte, giunge sopra
qualche conversazione
a frammenti, misteriosa,
come la canzone migliore
–
Quel bimbo fantasioso
dove imparò la canzone?
Nel silenzio dello
stupore,
nel sogno del balcone.
EL
BALCÓN En la calle hay una casa, / la
casa tiene un balcón / y al balcón se asoma un niño /
entre geráneos en flor. // Abajo estaba la vida; / el bullicio y
el pregón, / pasos, voces, ruidos, ecos, / silbos del afilador…
// – Y, a veces, llegaba arriba / alguna conversación /
fragmentada, misteriosa, / como el romance mejor –. //
Aquel niño fantasioso / ¿dónde aprendió su canción? / En la
soledad de asombro / y ensueño de su balcón. |