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ELISA BIAGINI
Dieci Poesie
C’è una
parte
saltata;
tutto
noi non
lo
dividiamo il
dizionario.
Noi non
sappiamo
di
pagine incollate
–
troppo vicini, l’aria
che non
passa –
e certi
discorsi
son
spazi da riempire, sono
in
bianco.
Noi ci
spremiamo gli
occhi a
ricordare cose che
non si
è
mai
imparato.
I
tendini in
nido,
una
cesta:
qui c’è
tutto
l’inchiostro non
usato,
le
parole
che ti ho
risparmiato.
Ci è
diventato
bolla,
noce
a te,
che non
lo vedi
ma ci
respiri
dentro,
a me
che te lo
vedo
oltre
quest’acqua.
sottovuoto
è il
buio di
memoria
che mi
agghiaccia
noi
dentro
questi
anni, questi
banchi,
i
caschi
per non
vedere
dei miei
occhi
il nero, per
non
capire
l’ortografia dei
muscoli.
Unisco
i nei, fiorisce
il
negativo di
una
mano
e la
testa
si
smina.
ner
ba-erev
Se
perduta nella moquette
come
fra i villi o entrata in
un
sonno senza
aria,
inniettata di nero,
tu mi
vedi lo stomaco
di
vetro, tu mi sei
come
candela alla finestra.
questa
nostra
che sia
un’unione
di
forbici: taglia
i
capelli, gli orli,
il
cordone che mi
ciba di
ansia ogni
boccone, la mia
coda
segreta di
famiglia. Tu taglia
come
fosse una
frangia
imperfetta,
il
cartone del
latte,
le pagine
di un
libro
appiccicate.
Rimonim (sabbia e semi) Rimon 1
Sorvegliami
il
capo, l’apertura,
dal
peso nero
dei
miei troppi
aggettivi, dei punti.
Un’aura
scura
che mi
vedi,
posata,
un’astronave
piatta,
una
kipa
che
chiude
al
respiro.
Rimon 2
Riemergo dai sogni a
gironi,
dalle
alghe,
da ringhiere
che non
reggono,
ti
annuso per uscirne,
vuotare
i secchi
di
tensione, le corde
del
collo rilasciate:
con te
è dormire a luce accesa.
Rimon 3
Tutte
le
caramelle sono
semi
che mi
riportano a
te,
spingono
dallo
stomaco,
mi
sollevano
il
mento
sicché
riguardo i
tuoi
occhi –
quadri,
come
piscine.
Rimon 4
Le
vitamine
per
scendere
nel
buio,
e
ritornare
ogni
notte,
ogni
distanza,
tanti
sassi di
polpa
per
trovare
la
strada
al
telefono, nel
filo,
nel tuo
orecchio,
in quel
neurone
scelto.
Rimon 5
Addensati di
sale,
bevuti,
ci
sfuggiamo alla
presa:
in
questo
buio la
partenza è
d’acqua,
disossata.
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