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Smerilliana
Semestrale di civiltà poetiche

 
 
     
   
       

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Poeti Italiani

MARIELLA DE SANTIS

Sette poesie da Enoerotíe e altri languori

 

Il nudo pasto

Mi spieghi con puntiglio che la tua
non è lussuria ma scienza del godere,
che il bere al cibo s’accompagna
come amante a donna, e se tu gusti
dei frutti del mare un’insalata
ti fai secco, morbido, piacevole
col risotto sei caldo e tannico
ma le carni piccanti ti esigono
corposo, deciso, austero,
e non è colpa tua se l’orata
onori con propensione acidula e fruttata
e al dessert divieni dolce e vellutato.
Io perplessa ascolto e non capisco
il gusto del farti tuo pungente
“ma io – in lacrime ti chiedo – cosa sono?”
“il sogno d’ogni pasto” tu languido rispondi. 

***

Tu non ci sei più

a mia madre, indelebilmente

Tu non ci sei più
e con te le ricette
per i tuoi tanti figli
col tempo che sempre ti mancava
di scrivere, trascrivere.  

Dei nostri pranzi rumorosi mi resta
la luce tagliente del soggiorno 
sul tavolo di ciliegio e noi tanti
a pigolare, litigare o insieme a te
in cucina che sempre avevi una borsa
pronta per uscire.
Ti accerchiavamo attorno ai fornelli
tu piccoli lupi ci chiamavi, avevi fretta
sempre fretta e lesta cucinavi.
Così per non dar fastidio,
sveltasvelta sei andata via
e con te le tue ricette di cucina. 

Ma oggi io provo ad aprire la memoria
della mano, dell’occhio, dell’orecchio,
per scrivere con te le leccornie
che di fretta in fretta inventavi.
Mi soccorre il ricordo
delle tue piccole mani
il rumore della padella
l’odore in volo dal balcone. 

Prendo acqua zucchero mandorle e limone
seguo lo schiocco e il mutar colore
cospargo d’olio il marmo e lascio riposare.
Tra poco saranno qui gli amici,
svolgendo lenti i sensi nel ricordo
il tuo croccante ho preparato.  
Agli sguardi deliziati risponderò
che per loro da molto lontano
mia madre l’ha mandato.

 ***

Una ricetta per la parola amore

Aggiungi 8 gocce di limone alla parola amore,
preparale un bel letto di menta e dragoncello
lasciala marinare ma non farla mai frollare,
rinvieni con aceto ginepro pepe e cardamomo
se troppo hai prolungato il tempo del riposo.
Col miele di castagno decora le vocali
con forme fantasiose, ludiche, golose.
 
Cuoci in forno molto caldo
se vuoi subito consumare
o serba in freezer
se attendi un’occasione speciale,
quel che solo in questa ricetta conta
è esser subito pronti a ricominciare. 

 ***

Bestiario

Mille baci prendevi in punta di labbra
come il miglio un canarino
mi strisciavi la guancia col capo
come puledro libero dalla cavezza
ti carezzavo dove un gatto
non avrei toccato mai
con felina tua soddisfazione,
ma ora gazza nera ti fai 
involato verso altri bagliori.
Io pesce rosso in affanno
apro e chiudo la bocca
e nelle bolle d’aria
leggo tonde le lettere
del tuo nome.
Di bestiale permane
il vuoto di te nella
mia boccia d’acqua.
 
*** 

Erbario

S’apparentano timo e rosmarino
per simile forma odore e sfumatura
stessa sorte hanno origano e maggiorana
limone e limoncello, anice e finocchio
ma uno sbaglio d’uso mortifica il palato
e del gusto resta un sapore soffocato. 

Così a volte amori e aromi confondiamo
simili li scegliamo e diversi li vorremmo.
Non c’è un manuale per gli orti dell’amore
e arte da non coltivare è il catalogare.  

 ***

Siparietto

Tra tutto e nulla tu siedi e passeggi
Io sbuccio un’arancia poggiata allo stipite
Tu muovi la mano contro una mosca fantasma
Io passo lo spicchio sul labbro inferiore
addentandolo piano
Tu ripeti quel gesto inventato
per smisurare il silenzio. 

Scivola sul mio mento il succo brillerino
ma di nulla t’accorgi, era una volta 
questo tra noi un gioco insolente
iniziava da un angolo e finiva in un altro.
Ora tu sempre vai sempre vieni
tra tutto e nulla, tenendoti nel mezzo
come nòcciolo segreto alla polpa. 

 ***

Magnificat 

Magnificat anima mea,
e canta un inno sacrilego e straziante,
dissolvimi in questo esplicito tremore,
corrodi carni e l’anima tua stessa.  

Vinci quel mio sordido desiderio d’andare,
come mai avessi amato guardare le mie terre rosse,
rosse come il sangue che femmina e sterile
ad ogni cambio di luna mi scopre. 

Allontanati anima mia dalle acque scure e voluttuose che troppe volte concupiscente guardo, come ora, ora che sto lottando con te che vuoi fuggire o scappare e devo farmi arenaria per non venirti dietro e ricordarmi che non so volare 

se non quando

il corpo di quell’uomo amo e prego
come un altare su cui mi muoio e mi vivo,
quel corpo che imploro e rifuggo e tratto
come radice che sotterro, dissotterro e bagno con saliva,
incerta se nutrire o disseccare,
il corpo a cui sorrido anche quando i miei sussulti,
le alzate delle reni, sono i lontani gemiti delle battaglie
tra vascelli con acqua a bordo,
che con arte gli nascondo
cosicché non tutto abbia ad avere di me. 

Magnifica anima mia

il tempo che è stato fermato nelle notti di tenerezza,
magnifica ogni bugia che ti repelle,
magnifica i muscoli della mia mano fermàti da un angelo,
ogni volta che cercavano di portare
il ricordo di lui in pieno aperto mare. 

Magnifica anima mia lo scoglio su cui mi infrango con amore e rabbia, quello stesso che è parte del mio nome, dio dispettoso delle voluttà e delle cure a cui ora volto le spalle attendendo solo che mi prenda dai fianchi. 

 
 
       
 
 
 

 

 

     

 

 

 

 

 

 

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