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Smerilliana
Semestrale di civiltà poetiche

 
 
     
   
       

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Poeti Italiani

FRANCESCO SCARABICCHI

Otto poesie da

La luce che non c'era

Biglietto di settembre 

“Questa pioggia che senti
giovane lungo i muri

picchia, se fai silenzio,
ai nostri vetri,
 
bagna inferriate e foglie,
crolla dalle grondaie,
 
allaga il buio,
cancella ponti e polvere
 
e scompare.”

***

Dove prima tu non eri 

“è qui che sei venuto, se hai memoria
del resto e anche di me che non so niente 

e guardo dove prima tu non eri,
ombra di buio che passa

dalla fessura aperta del mattino,
finestra che ti dice puoi svegliarti,

uscire da quel sonno che ti tiene
per osservare coi tuoi occhi il mondo,

il passero che porta il magro verme
del pasto con il becco

e si volta a guardarti dall’abete,
natale d’ogni mese del giardino

dove lumache lente sulle foglie
lasciano un segno chiaro del passaggio.”

 ***

Chissà lontano quanto

“Torni dove non eri, da distante,
oriente che hai negli occhi neve e nubi,

febbre di notti insonni, alba, candela,
l’acqua da bere e il latte che ingiallisce

sul comodino con la ruota e il cane.
Ogni volta tu vai dove non posso

seguirti quando scendi un altro sonno.
Abbi cura di me che sto in silenzio

tra la veglia e i rumori della notte,
scarpe del terzo piano, tosse, voci,

un nome ripetuto che non sente,
vento che muove piano gli oleandri

e tu che sei chissà lontano quanto
mentre ti tengo per la mano e aspetto.”

 ***

Dal buio d’antracite

“A lungo ti ho pensato, mia ferita,
ossa di vetro, denti, un urlo strano

per quegli occhi che perdono la via
e non sanno cos’è l’onda del nero

che trema un vento gelido, se taglia
labbra e felicità dopo il respiro,

l’età degli anni che non torna indietro,
infanzia, eterno azzurro che si perde.

Dal tuo piccolo cielo di perdono
sappi che non è mai così crudele

lo sguardo di chi invoca e ti rammenta
la voce che per prima mi ha chiamato

dal buio d’antracite in cui dicevi
sono quasi del mondo, adesso nasco,

voi tutti quanti siete, per vedervi.”

***

Luci distanti

“Il muschio è quell’odore che non muta
la sua antica infantile identità,

come se fosse sempre ovunque Ortona,
nel silenzio notturno che qui scende,

camera d’un albergo di provincia,
luci distanti che dai vetri vedo, 

se appena un po’ m’accosto dopo cena.
Cadrà sempre la neve in ogni tempo, 

sarà bianca com’era, fresca e intatta,
nasceranno bambini dai suoi fiocchi 

come piccoli uomini che vanno
al paese incantato inesistente

che ciascuno conosce, se rammenta
l’albero dai bei doni illuminato.”

 ***

La salita

“Scegli per abitudine la vita,
la felice vacanza che non dura,

comunque vada e sia, nome del mese
che più biondo fa il grano e fine l’aria,

illumina ragazze senza peso
e coniuga le notti come un verbo.

Porta i tuoi anni nomadi, conquista
la libertà del niente, un pugno vuoto

a quel sole che alto non si spegne,
fuoco rosso e geranio, mia sinistra

dalla parte del cuore, la salita
che più ripida è e più discende

verso le rive della pena antica
dove la storia sceglie i suoi sentieri

a togliere ogni volta ciò che rende.”

 ***

L’ombra di Punta Penna

“L’ombra di Punta Penna è quel segnale
ultimo verso il bianco della luce

là dove l’aria volta e si fa inverno.
Lo vedo anche da qui, finestra e pena

che diligente insegue il suo ricordo.
Sono stati con me per così poco,

hanno scelto un altrove di silenzio,
case di sepoltura e nessun giorno,

un tempo senza tempo, senza luogo,
sentiero che si perde all’infinito.”

 ***

Un cenno appena

“Scegli chi se ne va, chi non rimane
oltre l’ora di cena e si congeda

con l’umiltà discreta che non parla,
un cenno appena con la mano, il gesto

stabilito da sempre e inconfessato.
Così fu o così almeno lo rammento,

lui che s’alzò guardando già la porta,
sorridendo gentile come in sogno,

lasciando quella stanza e una città
che nemmeno s’accorse del suo viso.”

 
 
       
 
 
 

 

 

     

 

 

 

 

 

 

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